Una giornata come tante in tribunale, un’odissea resa ancora più grave da un processo “speciale”, la direttissima dei tre cittadini bengalesi richiedenti asilo arrestati dalla polizia martedì sera per un tentativo di furto in villa. Ma quella di giovedì è stata una giornata campale per avvocati, testimoni e imputati. Lo sfogo arriva dall’avvocato Giulio Mastrobattista che ha deciso di mettere nero su bianco il suo disappunto. Il legale ha scritto al prefetto di Latina Pierluigi Faloni e al ministro dell’Interno Marco Minniti. «L’attività giurisdizionale ordinaria si è bloccata - si legge nel documento - perché un giudice del dibattimento oltre i 70 processi che avrebbe dovuto trattare in via ordinaria, ha dovuto celebrare una direttissima per tre richiedenti asilo». Mastrobattista racconta che l’attività del giudice si è bloccata per ore. Si è dovuto attendere l’arrivo degli educatori degli arrestati, di un interprete a garanzia dei loro diritti. «Ho ascoltato i disagi dei testimoni citati negli oltre 70 processi - continua l’avvocato - che vagavano rassegnati per il tribunale, distolti inutilmente dalla loro quotidianità. Due di loro avevano viaggiato tutta la notte, venivano da Bergamo». Disagi a catena e disservizi: ma è tollerabile tutto questo? L’avvocato Mastrobattista si fa portavoce di un malessere vissuto da tanti colleghi. «Il danno economico è notevole. Costo del processo, dell’interprete, del difensore d’ufficio, mantenimento in carcere. E ancora spese per gli oltre 70 avvocati che poco o nulla hanno potuto fare nei processi ordinari fissati, quasi tutti rinviati per l’ora tarda. A questo si aggiunga il tempo sottratto ai testimoni che dovranno tornare a Latina anche da molto lontano».