Imparare il dialetto può arricchire il patrimonio culturale di un cittadino. Niente di nuovo, in questa affermazione. Di nuovo c’è, però, che stavolta il dialetto terracinese sta davvero entrando nelle aule scolastiche per essere trasferito, con la sua enorme ricchezza lessicale e sintattica, alle giovani generazioni. Merito del dirigente scolastico Giuseppina Di Cretico, dell’istituto comprensivo “Don Milani” e degli ideatori del progetto, i tipi della Innuendo, casa editrice diretta da Massimo Lerose che ha portato in autunno un progetto sperimentale di insegnamento del dialetto nelle scuole, e se lo è visto accettare.

Come per i corsi di chitarra, di disegno, di informatica, dunque anche il dialetto oggi entra in una programmazione extracurricolare in grado di ampliare l’offerta formativa. Le lezioni, riservate alle classi terze della scuola media, cominceranno domani, precedute, alle 13.45, dalla presentazione alla città nel plesso di via delle Arene. Ci saranno anche i rappresentanti dell’amministrazione comunale, che insieme al dirigente scolastico e alle professoresse Di Girolamo e Di Mauro, che si sono interessate per prime alla proposta, e alla Innuendo, illustreranno brevemente le caratteristiche del corso.

Lezioni divertenti, ma anche impegnative, soprattutto perché l’originale dialetto terracinese è molto diverso da quello corrente, molto contaminato. Il progetto di Lerose ha l’obiettivo di recuperare il dialetto, che è identità e memoria, quel dialetto che per primo il professor Emilio Selvaggi parlava in classe, usava per raccontare la città, la sua storia e le sue leggende. E che ora chi resta ha l’onere e l’onore di trasmettere alle generazioni future.