Cara scuola quanto mi costi. L’offerta formativa degli istituti scolastici di Terracina grava in buona parte sui genitori. Mamme e papà, con le “offerte liberali” o contributi volontari, sborsano ogni anno soldi per garantire la continuità didattica. Cartoncini, pennarelli, proiettori, tablet, giochi, lavagne, perfino dizionari e carte geografiche. Sono erogazioni di denaro regolamentate dal ministero dell’Istruzione, facoltative, ma ormai, con la penuria di fondi statali e comunali, sono praticamente un obbligo. Accade perché le scuole sono sempre più in rosso. E come loro, se non peggio, il Comune, che per gli edifici di sua competenza non riesce nemmeno a garantire l’ordinaria manutenzione. Allora restano due cose: rimboccarsi le maniche e mettere mano al portafoglio.

L’istituto comprensivo Montessori, ad esempio, ogni anno invia ai genitori un modulo in cui sono riassunti i contributi volontari. Sono 25 euro per un figlio, 15 per il secondo, 7,50 euro per il terzo. Nell’importo è compresa anche l’assicurazione contro gli infortuni. Tutto trasparente, in entrata come in uscita. I budget raggiunti lo scorso anno dicono bene quanti soldi arrivano dalle famiglie. Oltre mille euro all’Elisabetta Fiorini, spesi 950. Quasi 2.500 euro all’infanzia Delibera, avanzati 500 euro. La primaria Bragazzi ha raccolto 3.650 euro e ne ha spesi 3.490, mentre la media Monti ha raccolto addirittura quasi 7 mila euro, spendendone solo 3.500. Tutto l’istituto comprensivo, grazie ai genitori ha raccolto 17.500 euro.

La cosa non cambia all’istituto Don Milani. Dove i genitori si turnano anche per portare, ci dicono, le casse d’acqua. Qui c’ anche la “scuola senza zaino”, che costa ai genitori altri 102 euro a famiglia, «ma è tutto compreso» ci racconta un genitore. Nel progetto nazionale per sgravare gli alunni dal peso dei libri e condividere i materiali, per gli arredi erano arrivati diecimila euro nel 2016 dal Comune, ma pare che quest’anno i soldi non ci siano. Dal Comune è difficile ottenere anche la manutenzione. Alla Giovanni Paolo II i genitori hanno biancheggiato gli interni con una raccolta fondi. Alla Bragazzi lo scorso anno hanno riqualificato il giardino, quest’anno stanno automatizzando i cancelli per garantire la sicurezza dei loro figli. Tutto a spese loro. Il Comune mette gli operai ma non riesce a tirare fuori nemmeno 800 euro. Così si organizzano feste e mercatini e sono sempre loro, i genitori, che acquistano e quindi finanziano. In tutto questo non si sono ancora calcolati l’acquisto dei blocchetti delle mense, l’iscrizione ordinaria, il materiale scolastico come libri, quaderni e penne. Se una famiglia non ce la fa a sostenere queste spese, non è un problema: il contributo è volontario. C’è poi chi non partecipa per scelta. Ma, a giudicare dagli importi, sono pochi.

LE PALESTRE AFFITTATE ALLE ASSOCIAZIONI SPORTIVE

La scuola costa tanto e incassa poco. I bilanci parlano da sempre di contributi statali insufficienti. A volte serve addirittura la carta igienica, le casse d’acqua e i cartelloni per le attività. E va a finire che, nonostante i contributi volontari siano per l’ampliamento dell’offerta formativa, finiscono per essere usati per le cose più disparate. Qualche entrata però c’è. Ed è quella che arriva dalle associazioni sportive che usano le palestre scolastiche il pomeriggio. Palestre affidata con bandi pubblici gestiti indetti dal dirigente scolastico. Alla Montessori la palestra è stata assegnata a una associazione che pratica il taekwondo. Quattordici euro l’ora per un abbonamento triennale, 16 per un annuale, diceva il bando. Altrimenti, per usi estemporanei, la scuola chiede 100 euro. Alla Don Milani, la palestra viene utilizzata da una associazione di volley e una di basket.
Come giudicano, dirigenti scolastici e Comune, gli incassi provenienti da questi affitti? Bastano a consentire la manutenzione? Quanto incassa la scuola rispetto a quanto chiede ai genitori? Avere una palestra a pagamento in una scuola, facilita di certo la ricerca di iscritti. Nascono anche ludoteche e doposcuola. Sempre privati. Al genitore non resta che mettere mano al portafoglio. Anche qui. Un analisi su costi, contributi e benefici, sarebbe opportuna.

CONTRIBUTI VOLONTARI, COSA DICE IL MINISTERO

«In ragione dei principi di obbligatorietà e di gratuità, non è dunque consentito imporre tasse o richiedere contributi obbligatori alle famiglie». Questo stabilisce la fonte ministeriale sui contributi volontari delle famiglie. Fatti salvi assicurazione, libretti, gite scolastiche, i genitori non devono sganciare un soldo obbligatoriamente. Semmai «eventuali contributi» si possono chiedere «per l’arricchimento dell’offerta culturale e formativa degli alunni» ma «solo ed esclusivamente su base volontaria». Di certo, dice il ministero, il contributo non è finalizzato al funzionamento ordinario. Le scuole, i soldi devono andare a prenderli altrove. «Sono stati previsti - scrive il ministero - altri mezzi per reperire ulteriori risorse attraverso forme di autofinanziamento, come ad esempio l’alienazione di beni e fornitura di servizi prodotti dall'istituzione scolastica e contratti di sponsorizzazione». La locazione delle palestre è uno di questi sistemi. A patto che la scuola possa, con quei soldi, davvero mantenere il funzionamento ordinario.