A leggere la relazione che la commissione di liquidazione ha inviato al ministero, viene da gridare al miracolo. Non di certo per la situazione economica, che resta preoccupante. Bensì per il lavoro enorme che i commissari, supportati da consulenti e dai dipendenti comunali, sono riusciti a portare a compimento. Il 2 marzo 2017, il presidente dell’Osl Roberto Ferracci e i componenti Maurizio Alicandro e Teresa Lanzeri, sono usciti da cinque anni di “esplorazione” del labirinto kafkiano delle finanze comunali. Labirinto fatto di documenti mancanti, carte doppione, decreti ingiuntivi, caos amministrativo, uffici slegati l'uno dall'altro. Lo hanno fatto firmando la relazione informativa sull’attività svolta a partire dal 2011, oggi che sono ad un passo dal rendiconto finale di liquidazione. La loro esperienza? Contenuta in 7 pagine in cui si racconta del «rilevante disordine amministrativo e contabile», della mancata «contezza dei residui attivi e passivi» dei 480 titoli giudiziari, di debiti fuori bilancio (per circa 8 milioni di euro) strappati all’oblio atto dopo atto. «Ben 1.266 fascicoli», scrive l’Osl, aperti per relative posizioni creditorie, sulle quali «è stata avviata una complessa e difficile attività di accertamento, mai effettuata prima d’ora dall’amministrazione comunale». Un’impresa.

Alla data di insediamento, nel 2011, l’Osl non ha trovato, come contava di trovare, «dati amministrativi e contabili confrontabili con le istanze», «rilevazione dei debiti fuori bilancio», «provvedimenti e documentazione necessaria per l’accertamento dei debiti». Nulla di tutto questo, che di solito costituisce se non altro un punto di partenza. Costretti a diventare speleologi, più che commissari, alle prese con «un evidente scollegamento tra i vari settori operativi e gestionali dell’amministrazione e il dipartimento finanziario». Nessuno aveva verificato, prima di quel momento, la reale situazione debitoria. Così, si è fatta la muffa sui conti del Comune. Che sono andati in rosso, ogni anno di più.

Altro esempio. I sette istituti di credito ai quali il Comune ha “ceduto” fino al 2010 i suoi creditori. Gente che doveva avere soldi dal Comune, fornitori di lavori e di servizi. Siccome l'ente non aveva i soldi, li ha ceduti in blocco a sette banche, i quali hanno liquidato i debiti al posto del Comune che poi glieli avrebbe restituiti a rate. Solo che le rate non sono state pagate e i creditori sono diventati le banche, poi anche i singoli si sono rivolti singolarmente al Comune. Mucchi di istanze doppie, da “capare” una ad una, come l’oliva buona da quella cattiva. Con una certa gentilezza, i commissari definiscono il lavoro «cavilloso».

Tra i creditori, anche Equitalia, i diversi enti che hanno gestito il welfare, perfino lo Stato che vuole 2,6 milioni di euro per un esproprio su cui l’Italia è stata multata dalla Corte di giustizia europea. Ma qui, il Comune sa già di vincere. Comunque, per i funzionari ministeriali, è stato un unicum. Per loro stessa ammissione, «non ci si è limitati ad ordinari accertamenti amministrativo-contabili, ma si è dovuto risolvere problemi tecnici e giuridici di carattere specialistico di rilevante spessore per garantire la salvaguardia della cassa dell’ente». Con 580 delibere, 16 milioni di euro non ammessi alla liquidazione perché già pagati o senza titoli, 23 milioni di euro liquidati e la speranza di liquidarne altri in questi ultimi giorni, si apprestano ad andare via.

Restano i debiti. Ancora. Dal conto consuntivo del 2010 emergono già circa 3 milioni di euro che sforano il pareggio. Circa 18 milioni di euro sono di contenziosi con Slia e di Terracina Ambiente ancora non conclusi. C’è anche il costo totale per i servizi di Osl, consulenze e straordinari dei dipendenti: circa 360 mila euro in tre anni. Un costo certo, per un servizio reso.