In apnea, senza liquidità, si era costretti a lavorare di fantasia e trovare strategie o vie d’uscita alternative. Con le finanze comunali, come hanno avuto modo di accertare i commissari dell’Organismo straordinario di liquidazione, se ne sono viste di tutti i colori negli anni pre-dissesto. Nella relazione conclusiva del lavoro svolto dalla commissione, depositata nei giorni scorsi, emerge che anche le banche si sono perse nel labirinto dei debiti. Un giro di somme tra creditori e debitori che ha messo in difficoltà perfino accreditate società di factoring in rapporti con piazza Municipio. Lo hanno certificato i commissari, impegnati in un’indagine certosina per risalire a pezzi di carta, titoli di credito, fatture e contratti.
Tra le pratiche al limite, quella di coinvolgere banche e creditori per tirare avanti. Il risultato è che ad avanzare soldi dal Comune sono state anche le società di factoring alle quali «numerosissimi creditori dell’ente hanno ceduto le proprie posizioni». Funzionava così. «Considerate le proprie difficoltà finanziarie - scrive l’Osl - era consuetudine da parte del Comune di Terracina autorizzare la cessione di crediti al fine di poter poi ottenere da parte delle società di factoring una rateizzazione dei pagamenti». Procedure tecniche che consentivano alle casse comunali di respirare perché in questo modo l’ente riusciva ad ammortizzare le difficoltà. Ma era il proverbiale cane che si mordeva la coda. Dopo la dichiarazione di dissesto finanziario nel 2011, molti creditori cedenti hanno presentato istanza di ammissione al passivo anche per altre e diverse posizioni. «Questa situazione - si legge ancora nella relazione sull’attività svolta dall’Osl - ha comportato che la commissione ha dovuto procedere a un cavilloso riscontro tra i crediti ceduti alle società di factoring e quelli per i quali è stata presentata istanza di ammissione al passivo». Soldi che vanno, soldi che vengono.
Controlli parecchio difficili e basti considerare che oltre 60 creditori avevano ceduto le proprie posizioni a una banca e che ognuna di queste comprendeva numerose fatture per un totale di oltre 1.600 documenti. Insomma, un caos nel caos. A cinque anni e mezzo dalla dichiarazione del dissesto finanziario la situazione non è neppure del tutto ripianata con i circa dieci milioni di euro di debiti ancora da pagare in qualche modo ai creditori che non hanno accettato le proposte di transazione al 45% degli importi dovuti. Importi a cui vanno aggiunti contenziosi pendenti e residui passivi.