Non si tratta di una cifra enorme ma è comunque tre volte tanto rispetto a quanto dovuto. Eppure, tra scaricabarile e burocrazia, il Comune si è trovato a liquidare ad un ex dipendente di una cooperativa sociale che ha fornito servizi per l’Azienda speciale, la somma totale di 7.159 euro. Tutto accade perché l’uomo, che lavorava per una cooperativa, non ha ricevuto più alcuni stipendi. Una somma che superava di poco i duemila euro. Non pagandolo la cooperativa, si è rivolto allo studio legale “Coccia & associati” e ha proceduto al pignoramento verso terzi dell’Azienda speciale, che aveva debiti con la cooperativa. Ma da qui, i soldi non sono arrivati. E allora si è pensato di pignorare il debitore del debitore, ovvero il Comune, che ha debiti con l’Azienda speciale.

Tutto normale, tutto secondo le regole. Se non fosse, però, per l’esborso. Il Comune, che nei giorni scorsi ha liquidato il povero dipendente, ha cacciato oltre 7 mila euro tra interessi, spese e via dicendo. Non proprio una cosa normale. Si è dovuti arrivare al Comune per trovare un po’ di liquidità, in questa catena in cui nessuno paga l’altro. Ora, però, a rigor di logica, il Comune dovrebbe trattenere la somma dal contributo riservato all’Azienda speciale. O comunque compensare tra dare e avere. L’Azienda speciale riceve ogni anno un contributo dal Comuen che si aggira intorno al milione 400 mila euro. Il dibattito se sia una somma congrua o meno, è sempre aperto. Per ora, resta questa storia un po’ incredibile, che vede il Comune spendere soldi tre volte tanto per un debito non suo. O forse anche un po’ suo. Un debito a perdere.