La violenza sulle donne è in aumento, ma non si vede. Lo dicono i numeri delle forze dell’ordine. Venti i casi portati alla luce tra il 2016 e i primi mesi del 2017, segno che c’è un fenomeno sommerso diffusissimo, che emerge solo se si impiegano energie investigative e strumenti adeguati. Eppure, in provincia di Latina ci sono soltanto due centri antiviolenza, uno nel capoluogo, l’altro a Fondi. Quest’ultimo, gestito dall’associazione Nadyr, fa un lavoro enorme accogliendo donne vittime di violenza da tutto il sud pontino, da Minturno fino a Terracina.

Proprio grazie a Nadyr il 16 marzo dovrebbe inaugurare un nuovo centro antiviolenza a Terracina, voluto dal vicesindaco Roberta Tintari. L’Azienda speciale si accollerà le spese di utenza e affitto nella casa famiglia Gregorio Antonelli. Ma non basta. Serviranno degli operatori qualificati. A Fondi il centro è nel palazzo comunale, sono quattro le operatrici attive, tutte su base volontaria. E senza certezze per il futuro. Ce lo spiega la vicepresidente Giovanna Pallotta: «Raccogliamo i soldi con il tesseramento ma se ne vanno tutti con l’attività di comunicazione». Il resto è solo una missione davanti a richieste di aiuto e uffici sempre pieni. Solo giovedì scorso, sono state sei le donne accolte al centro Nadyr. «Studentesse vittime di cyber bullismo e richieste sessuali, mogli, ex mogli, anche donne anziane che dopo anni trovano il coraggio di denunciare». Un lavoro enorme, che va dall’accoglienza all’assistenza legale, dall’avvio di un percorso di consapevolezza fino, nei casi più gravi, alla tutela in case rifugio. Eppure si fanno i salti mortali per restare aperti tre volte a settimana, per due ore. Poi ci sono le attività di sensibilizzazione nelle scuole. Tutto questo sembra non ricevere la necessaria attenzione dalla politica. Dei nuovi 11 centri antiviolenza del Lazio, in provincia ne è previsto solo uno. Così come una sola è la casa rifugio dove vengono protette le donne più a rischio.

Al centro Nadyr ormai si rivolge direttamente anche la polizia quando, di fronte a un caso di violenza, si accorge che c’è una donna che ha bisogno di avviare un percorso di ascolto. E nonostante questo, nei Comuni, sempre più poveri, i centri non si aprono, di stanziamenti apposti non ce ne sono, a parte la disponibilità dei locali per ospitare gli sportelli. Ma non è solo un problema comunale. La violenza di genere non è prevista nei piani di zona distrettuali dell’Asl, dove compaiono alcolismo, disabilità e minori. Una miopia, visto che quando questi sportelli ci sono, le donne vi si rivolgono.

La politica, oltre a sciacquarsi la bocca con belle parole, dovrebbe sostenere con contributi veri e costanti operatrici e operatori che svolgono questo grande lavoro di ascolto. Con pochi soldi si garantirebbero presidi riconosciuti e qualificati sul territorio. Che spesso e volentieri intercettano situazioni limite prima che si trasformino in fatti di cronaca, dando informazioni preziose alle forze dell’ordine che si trovano a contrastare il fenomeno dopo una denuncia. «Noi a Fondi siamo aperti il martedì e il venerdì dalle 9.30 alle 11.30 - ci dice Giovanna Pallotta - e il giovedì dalle 15.30 alle 17.30, con sede in piazza Municipio, nella casa comunale. Il nostro numero è 0771 507454. Sono garantiti anonimato, riservatezza e gratuità». Ora si attende anche a Terracina.