Buone notizie sul fronte dei debiti storici del Comune. Nei giorni scorsi il tribunale ha dichiarato inapplicabili i canoni pretesi dalla Terracina Ambiente con un decreto ingiuntivo del 2008. La società mista, ormai fallita, chiedeva con un decreto ingiuntivo 2,9 milioni di euro calcolati sulla base di un noto piano, chiamato “Piano Santoro”, approvato durante l’era Nardi dal Consiglio comunale per fare la raccolta differenziata in città. L’ente era finito in causa con la Terracina Ambiente per due decreti ingiuntivi dell’ammontare complessivo di oltre 6 milioni di euro poiché la società pretendeva il pagamento di canoni calcolati su quel piano. Il primo decreto ingiuntivo, per circa 2,9 milioni di euro ieri è andato a sentenza per l'opposizione del Comune, e i giudici hanno dato ragione all'ente. Quel piano, che prevedeva operazioni complesse per l’epoca per fare la raccolta differenziata, era di fatto inapplicabile perché l’ente, dopo l’approvazione in Consiglio comunale non lo ha mai tradotto in un atto gestionale. Nulle, dunque, le richieste della società, giuste le eccezioni sollevate dagli avvocati del Comune Lina Vinci e Martina Iannetti. Una inaspettata boccata d’ossigeno per le finanze comunali, perché quei quasi 3 milioni pendevano sull’ammontare complessivo della massa passiva del dissesto finanziario. Il Comune è stato comunque condannato a pagare 173.331 euro alla società ora gestita dalla curatela fallimentare, poiché le penali inflitte a suo tempo per le inadempienze riscontrate (mancato servizio), sono state applicate male.

Ora si attende di capire cosa accadrà col secondo decreto ingiuntivo ottenuto dalla Terracina Ambiente, per un importo simile a quello discusso oggi. Come si ricorderà, lo scontro tra l’ente e la società mista si giocava tutto sull’ammontare dei canoni mensili da corrispondere per il servizio di nettezza urbana. La spa li calcolava secondo il “Piano Santoro”, sistema di raccolta pensato da un tecnico esterno che aveva fatto lievitare il costo iniziale dell’appalto. Il Comune, invece, lo aveva contestato. Si era finiti a carte bollate. Alla fine, ha risolto tutto, dopo circa 10 anni, il tribunale accogliendo le eccezioni dell’avvocatura del Comune. Quel piano, sebbene approvato in Consiglio comunale, esigeva la traduzione in atto gestionale, mai avvenuta. Dunque, è rimasto inapplicabile.