Si scava, si batte, si imbraca, si aggancia, si demolisce e si recupera. Forse mai negli ultimi 15 anni si è assistito ad un lavoro così frenetico all'interno dell'area dell'antico teatro romano. Questa mattina gli operai hanno "agganciato" una enorme colonna romana, emersa dagli scavi, per innalzarla sul piedistallo originario. Così si sta facendo anche con altre colonne, perché l'obiettivo del Comune e soprattutto della Soprintendenza dei Beni Archeologici del Lazio è riportare alla luce questo enorme patrimonio rimasto nascosto e sotterrato da palazzi e inerzia politico-amministrativa.

Il sindaco Nicola Procaccini sembra ormai intenzionato a tirare avanti finché si può. Parola d'ordine, trovare i soldi. Impegnati 200 mila euro per buttare giù l'ultimo edificio che copre la vista dalla piazza. Un'altra palazzina che sorgeva su metà della gradinata, è stata già demolita, ma resta da scavare. Servono moltissimi soldi. Almeno due milioni di euro, si calcola, per il recupero integrale. Ma l'amministrazione comunale intanto vuole creare una via d'accesso parziale, con illuminazioni adeguate, e sostituire i terribili pannelli di compensato che da dieci anni coprono l'area, con cancellate e ringhiere a vista.

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Intorno all'area del teatro, insieme agli operai che vanno e vengono, si assiepano decine di turisti. E ancora gli archeologi che collaborano con Comune e Soprintendenza, il direttore del museo scientifico, tanti curiosi anche tra i cittadini. Perché diciamocelo, se esce fuori il teatro, qui su, nella città alta, cambia tutto. In molti ci vedono la vera vena d'oro per la città alta, unita agli ascensori di congiunzione con la parte bassa e la gestione del museo, si comincerebbe ad intravedere un senso, una politica dei beni culturali. Non resta che attendere. Intanto, entro l'estate dovrebbero andare via parte dei cantieri. Un assaggio di quel che sarà, insomma, potrebbe arrivare già tra qualche settimana.