Non posso escludere l’ipotesi di un atto intimidatorio preliminare a una successiva richiesta estorsiva, né atti intimidatori relativi alla nota vicenda del sequestro di mio padre, Davide Cervia.

È questo il succo di una denuncia presentata nei giorni scorsi, negli uffici del commissariato di Velletri, da Erika Cervia, la figlia dell’ex sottufficiale della Marina militare e perito elettronico, scomparso dalla città castellana il 12 settembre 1990 in circostanze mai chiarite.

In sostanza, Erika - il 9 febbraio scorso - ha ricevuto una visita da lei giudicata “sospetta” all’interno del suo studio da estetista ubicato in città: improvvisamente, si è presentato nel negozio un uomo, qualificatosi - esibendo un tesserino - come ispettore del ministero per lo Sviluppo Economico. «Manifestando lo scopo della visita a fini ispettivi - si legge nella denuncia presentata dalla giovane - ha richiesto l’esibizione di un documento del quale non avevo mai sentito parlare. Alla mia richiesta di contattare il mio consulente fiscale, il presunto ispettore ha esposto che non sarebbe stato necessario. A quel punto ho esibito la documentazione fiscale in mio possesso, che il predetto ha guardato in maniera superficiale e frettolosa, chiedendomi se lavorassi da sola all’interno del locale aziendale. Subito dopo si è congedato».

Avendo riscontrato delle anomalie in questa visita - anche dopo un consulto col suo commercialista - Erika ha deciso di vederci chiaro e chiedere alla polizia di effettuare accertamenti.

Non è la prima volta, infatti, che la famiglia Cervia si trova ad avere a che fare con fatti particolari, tutti accaduti dopo la scomparsa di Davide: basti citare, su tutti, l’esplosione che il 16 ottobre 2012 danneggiò la casa familiare di Colle dei Marmi.