Sono già arrivati, continuano ad arrivare e ne arriveranno sempre di più. Sono i profughi ucraini che hanno lasciato il proprio Paese sotto i bombardamenti russi, per trovare rifugio altrove. Nella nostra provincia ne sono arrivati oltre 400. In pullman, in auto, in aereo: insomma in qualsiasi modo pur di mettersi in salvo. Il dato si riferisce a rifugiati registrati dalla Questura di Latina, ma sicuramente ce ne sono altri non identificati.

Ma dove si trovano? Perlopiù si tratta di ricongiungimenti, altri sono stati accolti da connazionali ucraini che vivono in provincia, ma anche da famiglie che si sono messe a disposizione per l'accoglienza. A Latina l'indiscusso punto di riferimento si conferma il civico 30 di via Terenzio, dove l'associazione L'Approdo ha messo in piedi non solo una consistente mobilitazione per il popolo ucraino in ambito di raccolta beni, ma anche per quanto riguarda l'accoglienza e c'è una lunga lista di cittadini del capoluogo che si sono offerti per far entrare a casa propria i rifugiati. Si recano lì e lasciano i loro recapiti telefonici in modo che i volontari possano contattarli quando arrivano segnalazioni di profughi in arrivo. Moltissime persone si sono messe a disposizione per l'accoglienza, oltre che mobilitandosi per portare beni di prima necessità.

Beni di prima necessità che da qualche giorno non vengono più spediti nella Capitale per poi essere inviati al popolo ucraino con i mezzi pesanti. Il modus operandi, ora, è cambiato passando ad un nuovo step. «Abbiamo deciso di modificare il nostro modo di operare per adesso - hanno sottolineato Zaide ed Elena, due delle volontarie in prima linea in via Terenzio - Gli aiuti, tutti generi alimentari, vengono tenuti qui e restano a disposizione dei rifugiati, ovvero di tutte le persone che sono arrivate dall'Ucraina giungendo a Latina dopo aver perso tutto. A parte i vestiti che portano indosso e il cellulare, non hanno più nulla. E proprio a loro vengono dati i beni che ogni giorno raccogliamo nella nostra sede grazie al grande cuore della città di Latina».
Spedizioni verso l'Ucraina messe in pausa, quindi, gli aiuti restano qui per "sfamare" i rifugiati.
In via Terenzio arrivano anche lettere, da bambini italiani per bambini ucraini: messaggi di affetto, con l'invito a non mollare, a resistere, in attesa che torni a splendere il sole.