Si chiama Ludmilla, ha 64 anni. La sua storia è quella di tante altre donne ucraine, milioni di donne ucraine che si sono messe in salvo dai bombardamenti fuggendo appena è stato loro possibile, lasciandosi alle spalle le bombe, abbandonando la propria terra dove hanno perso tutto. Ludmilla ha deciso di fuggire il 5 marzo, ha fatto tappa in un paesino vicino Leopoli, in Polonia, dove si è fermata per un mese; poi a bordo di un pullman ha raggiunto l'Italia, arrivando fino a Terracina dove vive, adesso, ospite di connazionali. «Sono arrivata qui da voi il 9 di questo mese (aprile, ndr) - ci ha raccontato - Prima di affrontare questo viaggio ci ho riflettuto molto, avrei voluto resistere in Ucraina dove è rimasto mio figlio o almeno restare in Polonia dove invece si è rifugiata mia figlia con i suoi bambini. Poi, invece, ho deciso di venire in Italia con un grande dolore dentro al cuore». Ludmilla, in fuga, ha raggiunto Terracina, dove per tutti è Lucia. «Mi chiamano così, a me piace», ci ha detto la 64enne ucraina: da lei ci siamo fatti raccontare quello che è successo nella sua città, Bucha. Sì, proprio Bucha, ovvero quella che è stata ribattezzata "la città del massacro". Ludmilla mentre ci racconta la guerra spesso si ferma, pensa, si emoziona, si commuove.

«Ho i brividi sulla pelle perché mi tornano in mente scene che mai avrei pensato di poter vivere - ha sottolineato la 64enne fuggita da Bucha - E ho deciso di raccontarvele nonostante mi provochi dolore perché non ce la faccio più a sentire bugie in televisione o a leggerle sui giornali. I russi a Bucha hanno ucciso civili, donne, uomini e bambini. E primi di uccidere hanno violentato. Assurdità inaudite che devono essere condannate, provo orrore ogni volta che ascolto chi tenta di cambiare la realtà o cerca di trovare delle scuse. Nella via dove abitavo io sono morti tutti, in quella zona di Bucha sono state sterminate intere famiglie. Il loro errore è stato quello di non voler fuggire subito sperando che la guerra potesse interrompersi. Invece è esplosa con ancora maggior crudeltà».

Una testimonianza piena di commozione, quella di Ludmilla. Parole che trovano riscontro in un video girato da un drone e acquisito dalla Cnn americana che sembra rappresentare una prova certa della responsabilità dei russi nel massacro di civili a Bucha. L'emittente tv americana, che ha spiegato di aver verificato e geolocalizzato il video per verificarne l'autenticità, ha affermato che le immagini sono state girate fra nella prima parte di marzo e mostrerebbero mezzi e truppe russe accanto ai cadaveri in strada che poi, dopo il ritiro dei soldati di Mosca, sono stati fotografati e filmati da operatori indipendenti, scatenando indignazione in tutto il mondo. Il Cremlino finora ha sempre respinto le accuse, affermando che il massacro sarebbe avvenuto dopo il ritiro delle truppe russe. Mosca ha parlato di "messinscena" e ha scaricato la responsabilità prima sugli ucraini, poi ha evocato il complotto, facendo intendere che dietro la strage dei civili potrebbero esserci i servizi segreti dei pasi occidentali. In un primo momento siti russi molto attivi nel confezionamento di fake news avevano anche fatto girare video manipolati per cercare di dimostrare che i cadaveri in realtà erano solo attori che si erano finti morti per poter accusare Mosca del massacro. La difesa dei russi però non ha convinto gli osservatori indipendenti. Secondo la Cnn, nel video si vede un veicolo militare russo fermo a un incrocio. La Cnn ha identificato tre figure nel video – proprio in fondo alla strada rispetto al veicolo militare – e sarebbero gli stessi corpi che sono stati ripresi dal satellite, immagini scattate da Maxar Technologies. In altri frame, girati sempre dal drone poco prima, si vedono i soldati russi nella strada del massacro. È questa la prima prova concreta della presenza delle truppe di Mosca nel luogo della strage. La Cnn ha chiesto un commento alle autorità militari russe, che hanno preferito non rispondere.

«Rispondo io - ha aggiunto Ludmilla - Sono accadute cose indescrivibili e io posso assicurare che le responsabilità sono dei russi. A Bucha è stato fatto un massacro. Tutto è iniziato alle 5 meno qualche minuto del 24 febbraio, lo ricordo benissimo - ha raccontato - Ho sentito dei rumori ed ho capito subito cosa stesse succedendo. La mia cagnolina Dora era terrorizzata. Ci siamo fatte forza a vicenda. Ho visto seppellire un uomo di 32 anni vicino casa mia, in una buca scavata al momento. Con questi occhi ho assistito a omicidi di bambini. Una strage. Mai nulla sarà più come prima».