Sabaudia remiera è anche Centro Sportivo della Marina Militare. Con in testa il Comandante, C.F. Sergio Lamanna. Un uomo in prima fila per regalare alla cittadina delle dune un bacino internazionale, ma soprattutto un Comandante coraggioso in questa emergenza Covid-19.
Sabaudia grazie alla Marina Militare ha un campo di regata internazionale. La risposta più bella a chi nutriva dei dubbi.
«Il dubbio è il sale della conoscenza e a volte anche del successo. Abbiamo lavorato con la professionalità e la determinazione di chi è consapevole della grandezza e della difficoltà del progetto, ma anche del grande valore aggiunto che lo stesso avrebbe portato, tramite Sabaudia, all'intera nazione sia dal punto di vista sportivo, che da quello, non secondario, economico per il territorio pontino. La Marina a Sabaudia ha istituito il suo presidio anche con l'obbiettivo di esserle accanto nella nascita e nella crescita, dal collegio Caracciolo alla Scuola Remiera fino al neonato Centro di preparazione olimpica canottaggio e canoa. Questo è stato lo spirito con cui abbiamo accettato e vinto la sfida».
Hai gestito l'emergenza Covid-19 con i tuoi atleti olimpici in maniera impeccabile. Ci spieghi come sei riuscito a trattenerli a Sabaudia prendendoti delle grandi responsabilità?
«Gli atleti olimpici sono riconosciuti patrimonio nazionale, preservarli rientra nei nostri doveri. Ritengo di aver fatto ciò che qualunque comandante avrebbe fatto per il proprio equipaggio, assicurarne la salvaguardia nella burrasca, motivando ai propri uomini le proprie valutazioni e decisioni, così che ognuno fosse pienamente consapevole del proprio ruolo e dell'obbiettivo da conseguire. A poche settimane dalla Coppa del Mondo ed a pochi mesi dalle Olimpiadi, lo stress psicofisico era massimo e, conseguentemente, le difese immunitarie degli atleti, ma anche dei tecnici e dirigenti, basse. Non me la sono sentita di rimandare tutti a casa, molti in zone rosse, esponendoli a rischi ben più grandi rispetto a quelli derivanti dal rimanere in caserma in regime semi quarantena. Ho spiegato loro la mia valutazione legata anche e soprattutto al fatto che la logistica del Centro consentiva l'applicazione dei dettagliati protocolli che la Forza Armata aveva studiato e prodotto per i propri presidi in mare e a terra. Abbiamo condiviso che la lontananza dagli affetti, per un periodo che pure appariva indeterminato, consentiva a loro stessi ed ai loro familiari maggior sicurezza. Inoltre l'ambiente del centro avrebbe consentito loro un minimo di vita sociale, la garanzia di allenamento a secco nei propri alloggi con mezzi ed attrezzature che gli abbiamo assegnato, nonché l'immediata ripresa degli allenamenti non appena ciò fosse stato consentito. Sono fiero di come tutti i miei uomini abbiano reagito e di come gli atleti militari abbiano saputo anteporre l'accezione di militare a quella di atleta. L' invito a rimanere con noi è stato ovviamente esteso anche a Manfredi Rizza, olimpionico della canoa appartenente all'Aeronautica Militare che si trovava in raduno federale Mariremo al momento del lockdown; anche Manfedi ha condiviso l'opportunità di rimanere in Marina ed ha completato il nostro equipaggio in fase 1. Non è stato semplice per nessuno, ma ritengo che questa esperienza abbia rappresentato un momento di maturazione e di crescita per tutti noi. Per quanto alle grandi responsabilità che mi sono assunto, rientrano nel mio incarico ed ero certo di poter contare sul senso di responsabilità e sulla professionalità del mio personale, atleti inclusi. Un comandante deve potersi affidare al proprio equipaggio tanto quanto l'equipaggio si affida a lui».
Cosa poteva essere la Coppa del Mondo e cosa ha lasciato in dote?
«L'avventura non è finita, solo rimandata. Sarà un volano sportivo, economico, culturale e finanche educativo. Sarà ciò per cui le istituzioni devono lavorare: la difesa di valori nazionali, il supporto ad imprese nobili e di pubblico interesse e la base per il continuo rilancio del Paese. La dote più preziosa che questa sfida potrà lasciare a coloro che saranno chiamati, dopo di noi, a continuare l'impresa, sarà la consapevolezza che solo una comunione di intenti, risorse e professionalità può garantire il successo».
La sinergia con Comune, Regione, Coni e Federazione ha portato ad un successo che ora Sabaudia si porterà dietro per anni in vista del 2022 e 2024.
«Il successo è già stato raggiunto e solo grazie alla sinergia tra enti pubblici, ma anche privati, merita assoluta menzione la disponibilità del lago assicurata dall'Azienda Vallicola proprietaria del bacino. Ma soprattutto grazie ad una sinergia trasparente e votata all'esclusivo obbiettivo di tagliare un traguardo importante per il sistema Paese. La netta sensazione che le energie della Federazione, del Comune, della Regione e della stessa Marina Militare, oltre agli altri attori meno gravati ma non meno importanti, fosse scevra da ogni personalismo è stato il miglior carburante».
Mariremo è un qualcosa che risponde in pieno alle esigenze degli atleti della Nazionale.
«Credo che l'intera città ed ovviamente il lago di Paola, vero stadio dell'acqua, rispondano pienamente alle esigenze logistiche e tecniche dei raduni nazionali. Mariremo è sicuramente un elemento importantissimo per la nostra nazionale, che ormai vive da noi e con noi circa 8 mesi l'anno, e lo è diventato sempre di più negli anni grazie all'attenzione che su di esso sono state riposte dalla stessa Marina Militare ma anche dal Coni e dalle Federazioni utenti (F.I.C. e F.I.C.K.). Anche qui una sinergia vincente. Viviamo in una contingenza economica che non consente individualismi di stendardi ma solo unicità di bandiera. Il grande merito di tutti è stato quello di riconoscere ed applicare per primi questo principio».
Ottima anche la sinergia con gli altri gruppi militari. Mai come ora si rema tutti dalla stessa parte.
«È stato un obbiettivo ed un credo che ho dichiarato in fase di acquisizione del comando ai colleghi degli altri gruppi sportivi, ma anche una maturazione comune in cui riconosco alla Federazione Italiana Canottaggio un gran merito. Una sana e corretta competizione tra gruppi sportivi militari serve a stimolare la crescita di tutti, ma fondamentale è avere sempre ben chiaro che serviamo tutti la stessa bandiera. Anche qui siamo stati primi e vincenti rispetto a tante altre discipline sportive».
Cosa manca ancora a Sabaudia per essere definitivamente al top?
«Il top lo regala la continuità organizzativa in un contesto regolamentare chiaro e condiviso. Oggi, per la costruzione e l'avvio degli eventi mondiali, sono in prima linea i titolari degli enti interessati ed è giusto che vada in questo modo. Tale attività dovrebbe concludersi con la condivisa stesura di un regolamento di utilizzo del lago che ne agevoli e favorisca l'uso in un contesto di serena convivenza di attività ed utenti. Al netto di tale regolamento la macchina organizzatrice dovrà contare su un nucleo di gestione dedicato e cominciare a camminare sulle proprie gambe. Anche per questo stiamo alacremente lavorando».