Raccogliere la storia del baseball e del softball italiano in un emiciclo non è da tutti. E soprattutto non poteva che essere fatto a Nettuno, la Città del Baseball per antonomasia, che da ieri è ancor di più proiettata per diventare punto di riferimento italiano, europeo e - perché no - mondiale del batti&corri.  Tutto è stato realizzato grazie a un'associazione nettunese, "Il Bar del Baseball", che ha dato vita a un progetto avveniristico e di caratura molto importante: il primo museo del baseball italiano, oggi in versione virtuale e con l'obiettivo di diventare presto un luogo fisico proprio a Nettuno.

Un parterre eccezionale
I ragazzi del "Bar del Baseball" e soprattutto Gianluca Marcoccio, anima dell'associazione e del gruppo Facebook che raccoglie sedicimila iscritti in tutto il mondo, hanno fatto le cose in grande: oltre a Maria Antonietta Bambara, presidente onorario dell'associazione e moglie del compianto Tonino Marcucci, capitano del Nettuno dei "Nove uomini d'oro", c'era davvero la storia del baseball italiano. Da Giampiero Faraone a Ruggiero Bagialemani, da Giorgio Costantini a Bruno Laurenzi. E poi Massimo Fochi, Fernando Ricci, Tony Lonero, Marco Sforza, Franco Terenzi e tanti altri ancora, insieme ai dirigenti "storici" Alberto De Carolis e Luigi Noro. Il tutto accompagnato dalla ciliegina sulla torta, ossia il campione "mancato" del baseball, ma vanto calcistico italiano e di Nettuno: Bruno Conti.
Accanto a loro il sindaco di Nettuno Alessandro Coppola - che ha inaugurato il museo virtuale con il primo click sulla pagina -, il suo vice Alessandro Mauro, i dirigenti federali Luigi Cerchio e Totoni Sanna, il presidente della Pro Loco Nettuno Marcello Armocida.

Un patrimonio inestimabile
Le mille schede già presenti sul museo virtuale del baseball italiano - che si propone di essere sempre più grande in quanto è un vero e proprio laboratorio aperto - ieri sono state impreziosite dai cimeli portati dai campioni presenti in sala. «Tutti saranno felici di offrire questo patrimonio solo ed esclusivamente se potrà essere realizzato il Museo del baseball in maniera fisica - ha spiegato Gianluca Marcoccio in apertura -, un progetto che ci vede promotori ormai da tanti anni».
Ed è proprio sul futuro "fisico" del museo virtuale che oggi dà un valore aggiunto al movimento sportivo italiano (patrocinato dal Coni, dalla Fibs, dall'Aibxc, dal Comune e dalla Pro Loco di Nettuno) che si è parlato molto, con il sindaco stesso che ha ufficialmente candidato Nettuno a ospitarlo, con la Fibs (Federazione italiana baseball e softball) che si è detta disponibile a dialogare, convinta di poter allestire proprio nella "Città del Baseball" il museo fisico. D'altronde, per usare le parole di Massimo Fochi (stella del Parma e innamorato di Nettuno), «anche da Cuba guardano a Nettuno» e dunque non può esserci altra località, se non quella sul litorale tirrenico, per ospitare un'esposizione permanente sul baseball. Museo che, chiaramente, sarà complementare con quello virtuale inaugurato ieri e che, va evidenziato, è stato realizzato da ragazzi, anzi da uomini e donne, che volontariamente hanno creato con grande passione un'opera omnia grazie al supporto concreto del giornalista Enzo Di Gesù e al materiale che centinaia di persone hanno messo a disposizione. Un lavoro sviluppato durante la quarantena.

Parole commoventi
Se Bruno Conti ha raccontato del sogno svanito nel baseball e della "fortuna" di quella rinuncia che ha portato ai successi nel mondo del calcio, è stato Giampiero Faraone, dall'alto dei 13 scudetti vinti tra campo e panchina, a commuovere tutti: «Vedere qui oggi le casacche che hanno sudato tanto per conquistare gli scudetti fanno sentire tutti noi ancora più orgogliosi e onorati di essere di Nettuno».
E come non chiudere con l'auspicio di Ruggero Bagialemani, recordman di presenze in Nazionale: «Sogniamo tutti la seconda stella a Nettuno: noi siamo il passato, ora è il tempo di guardare al futuro».