La Nazionale di canottaggio lascia Sabaudia. Della serie: c'eravamo tanto amati. La separazione avverrà al termine del terzo collegiale in corso di svolgimento nella "Città delle Dune" e che si protrarrà sino al 13 marzo. Una decisione che era nell'aria, figlia dei soliti problemi di affollamento del bacino del lago di Paola ma, soprattutto, di una regolamentazione che sino alla scorsa estate sembrava funzionare a meraviglia e che oggi, tanto per restare in tema, è tornata a fare acqua da tutte le parti. «In questo momento lavorare sul bacino del lago di Paola - ha tagliato corto il Direttore Tecnico azzurro, Francesco Cattaneo, è impossibile. Per noi, come per le nazionali straniere».

Cosa succederà d'ora in avanti?
«Il prossimo raduno, in vista degli Europei (nell'anno olimpico è la manifestazione più importante oltre alle tre prove di Coppa del Mondo, ndr), lo faremo a Varese. Dopo, ci sposteremo a Piediluco».

Con Sabaudia è un discorso chiuso?
«Premesso che vorrei starci sempre a Sabaudia, perché lo ritengo per tanti motivi uno dei posti più belli dove poter svolgere una preparazione, ma a queste condizioni, con il rischio, perché è già accaduto in questo inverno, di trovarci con atleti infortunati e con danni alle barche non di poco conto, la situazione non è più sostenibile».
Tramontato, dunque, il sogno della preparazione olimpica nell'imminenza dei Giochi di Tokio considerando che Sabaudia, per condizioni climatiche del periodo e per il bacino stesso, si avvicina molto alle condizioni che troverete in Giappone?
«Sono certo che in estate, con il fatto che le nazionali straniere non torneranno più in massa a Sabaudia, la situazione migliorerà, ma poi saremo di nuovo punto e a capo».