Il capo dello sport italiano e Sabaudia: un amore nato in età adolescenziale e mai tramontato. Lui, Giovanni Malagò, è cittadino onorario di un posto che ha sempre definito la sua prima casa, il luogo dove rifugiarsi quando, soprattutto, è necessario farlo. E ieri mattina, il presidente del Coni, non poteva mancare all'ultima giornata della terza prova di Coppa del Mondo che si è conclusa, con la disputa delle finali A delle specialità olimpiche, sul bacino del lago di Paola.

Presidente Malagò, lo immaginavi così questo ritorno al canottaggio internazionale di Sabaudia?
«Prevalgono in me due sentimenti molto forti. Il primo di grande felicità per aver visto Sabaudia organizzare in maniera impeccabile una manifestazione così importante. Il secondo di tristezza, perché senza Covid vi lascio immaginare cosa sarebbe successo oggi (ndr ieri) qui alla Marina Militare o sopra il ponte Giovanni XXIII. Purtroppo siamo costretti a tenere botta e a farlo nel migliore dei modi nel rispetto, soprattutto, della salute di ognuno di noi, ma Sabaudia, nell'organizzazione di questa terza prova della Coppa del Mondo, è stata esemplare».

Sabaudia, dunque, promossa a pieni voti?
«Non era facile imporsi in un momento dove ripartire è difficile per chiunque. Sabaudia ha saputo farlo con un perfetto gioco di squadra. Prendendo in prestito il credo dell'otto, l'ammiraglia delle nostre barche, sono riusciti a remare tutti dalla stessa parte arrivando ad organizzare un qualcosa di meraviglioso».

Un lago, quello di Paola, tornato ad essere internazionale.
«Sono di parte, vesto con orgoglio la maglia dell'ultrà più accanito, ma con tutto il rispetto per gli altri, questo è il posto più bello in assoluto dove gareggiare e allenarsi».

Hai parlato anche di sana incoscienza nel volere a tutti i costi questa terza prova di Coppa del Mondo nonostante i problemi derivanti dal Covid.
«La sana incoscienza non è sinonimo di pazzia, tutt'altro. Credo che la forza esplosiva del Comitato organizzatore, oltre al gioco di squadra di Regione, Comune, Provincia ed Ente Parco, oltre a noi del Coni e Federazione Italiana Canottaggio del mio amico Peppe Abbagnale, ha finito per fare la differenza».

Come se non bastasse, la Nazionale olimpica ha deciso di preparare proprio qui a Sabaudia le Olimpiadi di Tokio.
«L'Italia ha quattro bacini importanti, due al nord e altrettanti al centro. Parlo dell'Idroscalo di Milano, di Varese, Piediluco e Sabaudia. La scelta di Sabaudia è facilmente riconducibile al fatto che ci sono condizioni simili a quelle che poi gli azzurri troveranno a Tokio. Lago salmastro, umidità, condizioni ventose. A tutto questo aggiungerei il fatto, cosa non di poco conto, che i nostri atleti conoscono molto bene Sabaudia e amano questo posto. In un mese di preaparazione stare in un posto accogliente è un qualcosa che può fare la differenza».

Cosa ti aspetti dall'Italia del remo alle prossime Olimpiadi di Tokio?
«Che faccia meglio rispetto a Rio de Janeiro, almeno tre medaglie».

Torniamo a Sabaudia e al traguardo epocale raggiunto dal sindaco, Giada Gervasi, con la firma del protocollo d'intesa dei 23 comuni e la nascita della Comunità pontina dello sport.
«Ho saputo di questa cosa quando ho visto salire sul palco in piazza a Sabaudia i sindaci firmatari di un protocollo d'intesa che, di questi tempi, ritengo di vitale importanza per lo sport e per la sua ripartenza. Un plauso al sindaco Gervasi, perché questo è davvero un fatto epocale per la provincia di Latina».