Avevamo fatto la bocca buona, lo diciamo francamente, ad un qualcosa più vicino al sogno che ad altro. Il cammino a Wimbledon di Ljudmila Samsonova, la tennista russa che si allena a Latina, al Tennis Club Nascosa, si è interrotto ieri agli ottavi di finale. Peccato, perché le premesse per giocare un altro grande match c'erano tutte e l'avvio (2-1 con break) era stato più che promettente.
Di fronte, però, ieri c'era una giocatrice navigata, la ceca Katerina Pliskova, numero 8 del tabellone e 13 della classifica mondiale, ma già capace di issarsi al numero 1. C'è da dire che la Pliskova ha giocato un match sufficientemente buono, mostrando a tratti tutto il proprio potenziale. La differenza, purtroppo questa volta in negativo, l'ha fatta la Samsonova, ma a 22 anni, dopo undici partite vinte consecutivamente e al suo primo Wimbledon, ci può stare e guai, dunque, a farle una colpa di quanto accaduto ieri sul campo numero 12 che, prima di lei, aveva salutato il dominio straripante di Matteo Berrettini.
Dopo il break al terzo gioco, avevamo pregustato un altro pomeriggio da favola ed invece la Samsonova, in un amen, si è ritrovata sotto 6/2 1-0 più per demeriti propri (troppi gli errori non forzati, 25 per la cronaca) che per meriti della sua avversaria, pronta a variarle il gioco e a dare quella profondità ai suoi colpi che, inevitabilmente, hanno mandato in tilt la giocatrice di Daniele Silvestre.
Bloccata subito l'emorragia di sei giochi consecutivi, sull'1-1 la Samsonova ha avuto la possibilità di strappare il al servizio alla sua avversaria, ma ancora una volta, come spezzo accade quando dall'altra parte della rete c'è una giocatrice importante, la Pliskova ha trovato modo e tempo non solo per rimettere le cose a posto, ma anche di strappare successivamente il servizio alla sua avversaria e da quel momento la partita è filata via liscia senza più scossoni, consegnando i quarti di finale (miglior risultato in carriera sui verdi prati della Regina) alla Pliskova: 6/2 6/3 in un'ora e quindici minuti di gioco.