Un lunedì mattina di fine agosto, gradevole quanto basta perchè il dialogo prenda corpo in un amen. L'assist fornito, del resto, è di quelli che potrebbero mandare in gol, o a canestro, chiunque. Figuriamoci chi, a soli 15 anni, nel lontano 24 agosto del 1960, alle 14.30 di un pomeriggio, quello sì, molto caldo, si ritrovò a correre per la gloria un tratto di strada lungo un chilometro e mezzo, dall'incrocio del Fogliano sino all'attuale splendida villa a ridosso della discesa che poi porta in città. Sicuramente il più bello della sua vita.
Ieri mattina, davanti ad un caffè, l'avvocato Aldo Panico, l'ha voluto ricordare in questo modo. Perchè lui fu uno dei tanti tedofori che portò la fiaccola olimpica di Roma ‘60 in città. Una staffetta lunga otto o più chilometri, sino a Piazza della Libertà, dove in molti, quella fiaccola di bronzo oggi gelosamente custodita, volevano farla propria.
«Devo dire che, una volta arrivato in città, erano in molti che volevano vederla, ma l'ho difesa con onore, come nei 1500 metri percorsi con la paura che la fiamma si spegnesse».
Una selezione locale, poi provinciale, infine regionale. Tutte rigorosamente al Campo Coni di via Botticelli a Latina. Poi la lettera, arrivata a casa, in Piazza della Liberta al civico 10, datata 12 agosto 1960, a firma del Delegato del Coni provinciale, il ragionier Luigi Giura: «Ho il piacere di comunicarti - si legge nella lettera ancora oggi custodita gelosamente da Aldo Panico - che in base alle prove di selezione da te sostenute, sei stato scelto a percorrere una frazione della ‘Fiaccola Olimpica' in questa Provincia. Dovrai pertanto trovarti mercoledì 24 agosto p.v. alle ore 14 in Borgo Grappa Centro. Gli indumenti di gara (rigorosamente bianchi, ndr) ti saranno forniti sul luogo di adunata».
Il cuore a mille, la paura di sbagliare e... «un chiodo arrugginito, che due giorni prima dell'evento, mi si infilò sotto la pianta del piede durante una partita a calcio con gli amici - ricorda ancora oggi lo stesso Panico - Sono stato malissimo, un po' per la paura di non farcela e, dunque, di dover rinunciare, un po' per la febbre che mi era venuta a seguito della ferita. La curai con acqua e sale e alla fine riuscii ad andare, anche se corsi con trentasette di febbre. Mia madre voleva legarmi al letto, alla fine capì che per me era davvero troppo importante far parte di quella lunga staffetta».
Aldo Panico, per la cronaca, ricevette il testimone e, dunque, la fiaccola da Nello Mastracci e percorse il tragitto nel migliore dei modi con, a proteggerlo, due carabinieri in motocicletta.
Borgo Grappa, tra l'altro, accolse quella carovana di ragazzi con un cartello davvero unico e troppo divertente: «Borgo Grappa saluta la fiacala olimpiedi». Chi ebbe il compito di scriverlo, probabilmente, era più emozionato di chi, poi, quella fiaccola l'avrebbe portata, attraverso le varie città, a Roma. Oggi, però, ricordare quei momenti, a 58 anni di distanza, attraverso il racconto dell'avvocato Panico, c'è sembrato doveroso.