Domenica 21 ottobre la Top Volley Latina, che da 17 anni si onora di rappresentare il comune capoluogo nel massimo campionato, giocherà la prima partita casalinga della nuova stagione di Superlega al "PalaBarbuto" di Napoli.  Inutile nascondere che questo esilio in terra partenopea è l'ennesima sconfitta per la città, forse la più dolorosa, anche se nella storia del club pesano come un macigno le due semifinali scudetto, rispettivamente contro Trento e Modena, che il club di via Don Morosini giocò a Frosinone. Il problema è sempre lo stesso: il palazzetto dello sport di via dei Mille. Una struttura che qualcuno, oggi, scopre essere un tantino "stagionata", ma che da anni ormai è il problema numero uno per le principali formazioni del capoluogo: volley, basket e calcio a 5. Queste ultime due, la Benacquista Assicurazioni Latina Basket e la Lynx Latina Calcio a 5, possono godere dell'impianto cittadino per le gare interne di campionato, grazie alle ordinanze che il sindaco, Damiano Coletta, firma ogni settimana. A tutto questo, però, va aggiunto lo stato in cui versa la struttura. Basta entrare dentro per capire che al PalaBianchini è diventato un problema anche il solo allenarsi. Nella gara casalinga del Latina Calcio a 5, andata in scena martedì sera contro i campioni d'Italia dell'Acqua&Sapone, abbiamo contato 22 luci fulminate e, come se non bastasse, ogni qualvolta la Latina Basket gioca in casa (domenica scorsa contro Trapani la prima gara), la società è costretta ad affittare un gruppo elettrogeno al fine di scongiurare il possibile spegnimento dell'intero impianto con conseguenti multe e perdita a tavolino delle partite. 

Il caso Francioni - Dovevano essere riaperte già nelle prime giornate del campionato attuale che il Latina sta disputando in Serie D. Invece le tribune della Curva Sud, quelle costruite per ospitare le tifoserie in trasferta allo stadio "Francioni" sono ancora ferme con le quattro frecce. Il dissequestro della struttura dopo quattro anni di vicissitudini e scandali era sembrata la classica luce in fondo al tunnel, ma la situazione non si è ancora sbloccata per via di alcune problematiche di carattere burocratico che hanno dilatato i tempi per la riapertura. Dopo i lavori di bonifica e il cambio dei gradini - che non erano giudicati sicuri - effettuati dal Latina 1932, vale a dire l'attuale società concessionaria della struttura di Piazzale Serratore -, la palla è passata al Genio Civile che avrebbe dovuto esprimere un parere propedeutico alla riapertura. La società lo sta ancora aspettando, e pare che il ritardo sia stato causato da alcuni errori commessi dal Comune di Latina che in un primo momento ha prodotto una documentazione ritenuta incompleta dall'organo deliberante.