L'alba di una domenica afosa in quel lembo di terra figlio legittimo del remo. L'ora di pranzo, o quasi, in una Tokio baciata dal sole. Lui, l'erede di un trono importante, in acqua, sul bacino olimpico del 2020, proteso alla conquista di quella medaglia cercata e voluta, anche, sulla spinta delle imprese olimpiche e mondiali del monumentale papà. Alessio ieri, Matteo oggi. La dinastia dei Sartori è destinata a durare a lungo, perché Matteo ha stoffa da vendere, sa quello che vuole e se lo va a prendere. Come il bronzo mondiale di ieri nel Doppio alla rassegna iridata in terra nipponica, che fa il paio con l'argento europeo di Essen in Germania. Tanta roba signori, davvero tanta roba. E chissà che questo Doppio, lo stesso che ha consegnato l'ultima medaglia olimpica al padre in quel di Londra nel 2012, non sia destinato a riscrivere la storia del remo azzurro partendo, proprio, da una base importante. Matteo Sartori, l'ennesimo prodotto vincente di un Terzo Nucleo Fiamme Gialle di stanza nella caserma Spiridigliozzi a Sabaudia e Nicolò Carucci dal Gavirate, hanno dimostrato di valere, e tanto. Sono arrivati dietro Australia e Germania, ma sul podio ci sono saliti, perché lo hanno voluto, sin dall'inizio, più di ogni altra cosa. Conquistando un bronzo che pesa come un macigno.
La gara - Una pimpante Italia si staccava subito dai blocchi di partenza, ma l'Australia la riacciuffava e iniziava a dettare le regole di corsa ad azzurri e tedeschi. Queste tre imbarcazioni al passaggio dei 500 metri avevano già messo luce tra loro e gli inseguitori. Italia sempre terza dietro a Germania e Australia, ma in stretto contatto con la barca aussie tantoché prima dei 1000 metri, superata la Germania, si portava a ridosso dell'Australia ed è seconda a metà gara. Tra Australia e Italia c'era una lunghezza e con la Germania alle costole l'Italia iniziava la rimonta per raggiungere l'Australia. Al passaggio dell'ultima frazione l'Italia era sempre seconda dietro all'Australia, ma con la Germania che era impaziente e tentava di aumentare il ritmo. Negli ultimi quattrocento metri la barca azzurra attaccava l'Australia per contenere il pericoloso ritorno tedesco, e negli ultimi cento metri, mentre l'Australia vinceva il titolo mondiale, la Germania risucchiava il distacco all'Italia che chiudeva al terzo posto al termine di una gara davvero bella e a tratti incerta ma sempre combattuta. Ordine di arrivo: 1. Australia 6.32.81, 2. Germania 6.34.85, 3. Italia (Matteo Sartori-Fiamme Gialle, Nicolò Carucci-C Gavirate) 6.36.62, 4. Francia 6.51.61, 5. Spagna 6.51.77, 6. Zimbabwe 6.55.95.
"Una medaglia importante, voluta con forza – queste le prime parole di Matteo Sartori al termine della finale iridata del Doppio – Australia e Germania si sono dimostrati avversari molto forti, ma noi sino alla fine siamo rimasti lì, incollati a loro. Ci prendiamo questo bronzo, perché dopo l'argento europeo di Essen, è la conferma del valore della nostra barca. Siamo felici, ci abbiamo provato in tutti i modi e ci siamo riusciti. Salire sul podio, del resto, era il nostro obiettivo. Vorrei dedicare questa medaglia innanzitutto alla mia famiglia e alla mia ragazza – ha concluso Matteo Sartori – Poi ai tecnici delle Fiamme Gialle, a quelli della Federazione e a tutte le persone, nessuno escluso, che dall'Italia e anche qui, non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno".