Appuntamento in caserma, alla "Spiridigliozzi" del Terzo Nucleo Atleti Fiamme Gialle di stanza a Sabaudia. In un luogo sacro dove, una volta entrati, capisci dove nasce il mito, anche e soprattutto, della canoa gialloverde e nazionale.
Nella stanza di Peppe Scalco, molto più che un semplice "Cicerone" per l'occasione, si respira un'aria pulita, sana, oseremo dire vincente. Ora, poi, con questo K2 1000 metri targato Samuele Burgo e Luca Beccaro, il sorriso è tornato a risplendere, anche e soprattutto sul volto di Antonio Scaduto, il "cuore" pulsante di Oreste Perri, l'uomo che più di tutti viene indicato, a ragion veduta, come il futuro "Franco Cattaneo" della canoa italiana.
La storia - Classe 1977, l'atleta e ora tecnico siciliano, voluto fortemente da Scalco di nuovo in Fiamme Gialle, specializzato nel K2 500 metri e nel K2 1000, vinse la medaglia di bronzo nella specialità del K2 1000 metri alle Olimpiadi di Pechino insieme con Andrea Facchin, anche lui Fiamme Gialle.
Con Andrea iniziò a pagaiare sul K2 dopo che alle Olimpiadi di Atene e Sydney i due avevano lottato per partecipare ai Giochi sul K1. Nel 2000 si impose Antonio, nel 2004 ad avere la meglio fu invece Andrea, che durante i Giochi Olimpici spedì un sms all'amico-rivale, con la proposta di provare a costruire un K2 vincente in vista di Pechino. Al ritorno in Italia i due, con la benedizione del cittì azzurro Oreste Perri, costruirono il K2 che regalo all'Italia il bronzo all'Olimpiade. E nel 2005 arrivò anche il bronzo ai Campionati mondiali di Zagabria nella specialità del K4 500 metri.
Il presente - Le strade, con Oreste Perri, sono tornate ad incontrarsi. Ed è stato un bene: «Senza di lui - ci ha spiegato - non siamo nessuno. Per carità, nessuno di noi ha la bacchetta magica, ma il lavoro, alla fine, paga sempre e i risultati dell'ultimo Mondiale sono sotto gli occhi di tutti».
Burgo e Beccaro hanno entusiasmato tutti portando a qualificare la barca per Tokio e a sfiorare una medaglia mondiale.
«Sono forti, hanno qualità importanti, andavano soltanto stimolati. Bisognava fargli capire che il traguardo della qualificazione era alla loro portata e che potevamo riuscire in questa impresa. Così è stato ma, ripeto, né io, né tantomeno Oreste, abbiamo la bacchetta magica».
Guardiamo un tantino più in là: potresti essere il primo canoista medagliato olimpico a vincere anche da tecnico.
«Sì, è un sogno che al momento custodisco nel cassetto. Alle Olimpiadi, al momento, abbiamo qualificato due barche. Mi piacerebbe e spero di esserci a Tokio, so perfettamente che Oreste mi vorrebbe con se, ma non dipenderà soltanto dalla mia volontà».
Questo vuol dire che il K2 1000 metri è da medaglia?
«Burgo e Beccaro hanno un anno davanti a loro e sono convinto che in questo lasso di tempo, Oreste Perri, con l'aiuto degli altri tecnici tra cui il sottoscritto, saprà tirar fuori da loro, come dagli altri, il meglio. Sono bravi, lo hanno già dimostrato. A Tokio potrebbero esserlo ancora di più».
E sul K1 1000 metri chi potrebbe finire?
«Difficile dirlo ora, ma di sicuro Oreste saprà scegliere l'uomo giusto. Signori stiamo parlando di un uomo che ha fatto la storia di questo sport e che in pochi mesi ha saputo ricaricare l'intero movimento».
Giulio Dressino potrebbe essere uno dei papabili?
«Ripeto, Oreste saprà scegliere: abbiamo un anno di fronte a noi e il lavoro, alla fine, paga. Il risultato di Burgo e Beccaro lo sta a testimoniare. Noi vogliamo arrivare a Tokio con un pieno di speranze e di barche».