La scalata alla classifica Atp e i tornei, possono attendere. C'è da vincere una grande battaglia e lui, il nostro Giulio Zeppieri, non si tira certo indietro: «Non mi pesa star fermo, tutt'altro. Avremmo dovuto farlo molto prima, magari ora la situazione sarebbe diversa. Meglio tardi che mai, però, e quindi un po' di giudizio da parte di tutti, potrebbe rendere questo momento meno difficile».
Cosa sta facendo Zeppieri per non perdere la condizione?
«Mi sto allenando a casa. Delle piccole cose, un po' di atletica e spero, dalla prossima settimana, di poter tornare in campo. C'è, però, il problema che qui a Latina sono l'unico tennista professionista e siccome, com'è giusto che sia, ci saranno i controlli, presumo che il mio lavoro, ammesso e non concesso che si possa fare, sarà soltanto tecnico con Piero (Melaranci, ndr)».
Temi che questa stagione possa saltare completamente?
«Questa è una bella domanda alla quale, con il passare dei giorni, diventa sempre più difficile rispondere. Non credo che la stagione salti completamente, ma l'idea che mi sono fatto è che dopo queste sei settimane di stop imposte dall'Atp, ce ne saranno delle altre. Per carità, sono ottimista di natura, ma la situazione in Italia e nel resto d'Europa, è molto delicata, se non drammatica e pensare di poter giocare a tennis, ora e nel breve, è alquanto utopistico».
Quindi?
«Credo che fine maggio, giugno, potrebbe essere il periodo giusto per ripartire. Ovviamente spero di sbagliarmi».
Qual'è il tuo stato d'animo?
«Buono, anche perché non si può far nulla, se non stare a casa e rispettare alla lettera quelle che sono le disposizioni, per il nostro bene, del Consiglio dei Ministri. Il problema è serio e, come dicevo prima, in origine è stato sin troppo sottovalutato. Ora bisogna soltanto prestare grande attenzione, perché con la vita delle persone non si scherza».
Zeppieri sta denunciando un tantino di irresponsabilità?
«Abbiamo preso sotto gamba il problema. Alla gente è stato chiesto di stare a casa e, invece, sino all'altro ieri c'erano persone che si rotolavano nei prati o in spiaggia, incuranti del pericolo di contagio, per non parlare di quelli che sono fuggiti da Milano, con le immagini che hanno fatto il giro del mondo di una stazione dove tutti correvano all'impazzata. Cose che potevano essere evitate».
Noia mortale?
«Non faccio praticamente nulla. Magari, dentro di me, spero di tornare presto a giocare, ma per farlo, ora, devo annoiarmi e lo faccio molto volentieri».