Icona della canoa italiana e mondiale, uomo di peso nella candidatura di Milano-Cortina alle Olimpiadi del 2026, ma soprattutto figlio adottivo di una Sabaudia che lo ha adottato nel lontano 1988, lanciandolo nel firmamento olimpico.
Antonio Rossi è questo ed altro ancora, perché il passaggio dai bacini di gara alla scrivania è stato breve e vincente.
Quali sono i ricordi più belli di Sabaudia?
«Ho iniziato a frequentare Sabaudia fin da giovane con la Canottieri Lecco per partecipare alle gare nazionali, ed era sicuramente la trasferta più bella di tutto l'anno agonistico. Ho tantissimi ricordi piacevoli che mi legano a Sabaudia, fatti di amicizie, collegiali con la squadra nazionale e con squadre straniere, gare, partite di pallone sulla spiaggia o sul bellissimo campo ai capannoni delle Fiamme Gialle, vissuti soprattutto dall'88 al '96 quando ho iniziato a costruire la mia carriera sportiva internazionale. Sempre vivo in me il profumo della salsedine del lago, le sue baie di cui ricordo perfettamente ogni metro, la magia, il rumore del motoscafo del "Tronco", Giampaolo Tronchin, che tanto mi ha seguito e fatto crescere con i suoi consigli».
Cosa ha significato per te il III Nucleo Atleti Fiamme Gialle?
«Rappresenta tutt'ora la mia famiglia. È stato importante e determinante, mi ha dato la possibilità di allenarmi al meglio con atleti più forti e con più esperienza, ragazzi che avevano già disputato Giochi Olimpici. Le FFGG hanno creduto in me, dal comandante Bellantuono, all'allenatore Tronchin, dalla dirigenza a tutti i colleghi. Sono stati con me nei momenti più belli, cosi come in quelli più tristi. Mi hanno anche protetto e consigliato negli anni di grande visibilità».
Ti faccio un nome: Gaetano Bellantuono. Che importanza ha avuto nella tua vita sportiva?
«Gaetano non era soltanto il comandante del III Nucleo, la persona che ha voluto fortemente ristrutturare la caserma e il centro sportivo mettendo noi atleti nelle migliori condizioni di allenarci, era un fratello maggiore e un amico. A volte era severo, ma aveva come priorità l'educazione dei suoi atleti secondo i valori sportivi e della Guardia di Finanza. Un ottimo dirigente, che ha fatto molto per lo sport della canoa e del canottaggio».
Milano-Cortina può rappresentare, alla luce di quanto sta accadendo, un nuovo punto di partenza per lo sport italiano?
«Milano-Cortina '26, come tutti i grandi eventi, rappresenta una grande opportunità di rilancio del nostro paese, dal punto di vista non soltanto sportivo, ma anche economico, turistico e infrastrutturale. I Giochi sono una vetrina incredibile e l'occasione per invitare i turisti di tutto il mondo a venire a scoprire un'Italia meravigliosa».
Un messaggio alla tua Sabaudia in questo momento delicato?
«Teniamo duro. Sabaudia vive soprattutto di turismo e di sport. E' stata appena annullata una gara di Coppa del Mondo di canottaggio, penso alle tante squadre nazionali straniere che hanno disdetto le prenotazioni alberghiere. C'è stato sicuramente un importante danno economico, ma dobbiamo per forza stringere i denti come sanno fare gli atleti del III Nucleo negli ultimi 100 mt di gara, non molliamo ora che il traguardo è vicino e con esso il ritorno alla normalità».
L'aneddoto più bello dei tuoi anni di atleta a Sabaudia?
«Di aneddoti ne ho tanti, penso alle feste organizzate al rientro dai Giochi o gli scherzi tra noi, ragazzi di tutta Italia che vivevamo insieme a Sabaudia un periodo bellissimo della nostra vita».
La canoa italiana con il ritorno di Oreste Perri, può rinverdire i fastidi un tempo?
«Credo che Oreste stia facendo un ottimo lavoro. Per i ragazzi che non si son qualificati poter lavorare un anno in più con lui può significare aumentare le chance di partecipazione. Trasmette grinta, passione e ha come maggiore obiettivo quello di dare all'atleta la possibilità di esprimersi al meglio in gara, di tirar fuori il massimo, e spesso questo vuol dire vincere».