Il "Signore delle dune" è, anche e soprattutto, il capo dello sport italiano. A maggior ragione in un momento di assoluta emergenza come questo, dove ogni singola decisione pesa come e più di un macigno. Giovanni Malagò tra presente ed immediato futuro, strizzando l'occhio alla sua amata Sabaudia.

Nonostante il Coronavirus, Sabaudia ha vinto la sua scommessa. Riprova ne sono gli attestati di stima da parte della FISA.
«I giudizi lusinghieri della Federazione Internazionale di canottaggio non mi sorprendono, sono il meritato riconoscimento per il grande lavoro sinergico svolto dall'amministrazione comunale, dalla Federazione e da tutte le componenti che continuano a mettere passione e competenze al servizio della causa. L'appuntamento è solo rimandato, Sabaudia è legata a doppio filo agli eventi futuri della disciplina. Il percorso che ci accompagnerà fino agli Europei del 2024 sarà un crescendo di soddisfazioni».

Il sogno del sindaco Gervasi è quello di far diventare a tutti gli effetti Sabaudia la patria del canottaggio italiano ed internazionale.
Un'eloquente testimonianza di come una città incantevole, dall'indubbia vocazione sportiva, sia capace di aggredire il futuro con una strategia vincente. Sabaudia ha messo il nostro mondo al centro delle ambiziose politiche di sviluppo, considerandolo uno straordinario valore aggiunto. Voglio esprimere la sincera gratitudine del nostro movimento al Sindaco Gervasi, al Vice Sindaco e Assessore allo Sport, Alessio Sartori, e a tutte le rappresentanze istituzionali che contribuiscono a fare di questa perla di bellezza un punto di riferimento incontrastato per il canottaggio mondiale».

Fase 2, ripresa graduale dell'attività. Dal punto vista climatico e della sicurezza, Sabaudia potrebbe essere in pole position per riabbracciare gli atleti di canoa e canottaggio.
Ci sono know how, passione e strumenti per far svolgere l'attività in sicurezza, rispettando le prescrizioni dettate dalle linee guida e dal protocollo di riferimento. Parliamo di un bacino che rappresenta un'eccellenza, non servono altri biglietti da visita».

Una cosa è certa, semmai ce ne fosse bisogno questa emergenza ha rinsaldato i rapporti tra CONI e Gruppi Militari.
«Un rapporto mai in discussione. C'è una solida e proficua collaborazione che certifica la condivisione di strategie e obiettivi nell'interesse della promozione del nostro mondo. Siamo riconoscenti ai Gruppi Sportivi Militari e ai Corpi Civili dello Stato per il loro grande contributo, un patrimonio di inestimabile valore che consente al movimento di essere protagonista a livello internazionale».

La provincia di Latina come tutte quelle medio grandi d'Italia è terreno fertile di sport di base, la vita di ogni singola attività. Qual è il tuo pensiero al riguardo di un rischio concreto che molti dicano basta.
«È inevitabile che gli effetti della pandemia si riflettano pesantemente anche sull'associazionismo sportivo, che è il motore del sistema. C'è il rischio che tante realtà, già messe in ginocchio, siano costrette ad alzare bandiera bianca ma confido nel Ministro Spadafora, che conosce la situazione in modo approfondito, e nelle iniziative che il Governo intraprenderà in tal senso. Spero che il combinato disposto, fatto di aiuti concreti, forza di volontà e senso di appartenenza, possa contribuire a mitigare le conseguenze di questa emergenza».

Società-impianti, un nodo da sciogliere al più presto per non veder vanificati gli sforzi di chi ha deciso di investire sullo sport.
«Vale il discorso appena fatto. È l'altra faccia della medaglia della crisi che attanaglia il sistema. Spero si trovino presto dei percorsi e delle leve valide per far cercare di scorgere uno spiraglio di luce in fondo a questo tunnel apparentemente senza fine».

Nei tuoi due mandati non ti sei fatto mancare nulla, due candidature olimpiche e ora la gestione di questa emergenza. Quanto è difficile o magari al tempo stesso stimolante essere presidente del CONI in questo momento?
«Lo sport è la mia vita, sono orgoglioso di ricoprire questo ruolo e cerco di onorare i 12 milioni di tesserati che mi hanno votato e che rappresento, anche in qualità di membro del CIO. È particolarmente triste ascoltare il grido di dolore del nostro mondo in questo momento di emergenza globale e - pur rispettando gli ambiti di competenza e conoscendo le prerogative che caratterizzano la mission del CONI - cercherò sempre di promuovere le istanze di chi ha cuore il movimento e si impegna quotidianamente per veicolarne i valori. Fare squadra può aiutarci a vincere sfide impossibili».