I numeri servono, soprattutto, a chi sa interpretarli, ma ci vuole poco a capire che quelli della Top Volley Cisterna rasentano il dramma sportivo di una squadra relegata in fondo alla classifica della Superlega.
Dodici partite, una sola vittoria. Due tie break giocati ed entrambi persi. Morale della favola, non proprio allettante per il bambino-tifoso condannato all'esilio tra le quattro mura di casa, cinque miseri punti in classifica: nulla rispetto alle premesse scoppiettanti di inizio stagione.
«Cosa volete che vi dica - ha tagliato corto il presidente Falivene - la nostra situazione è sotto gli occhi di tutti e, sinceramente, mi sono quasi stufato. Insomma, avrei voglia di mandare tutti a quel paese, ma bisogna tenere duro e continuare a guardare al bicchiere mezzo pieno».
Dopo sedici anni, Falivene ha deciso di mollare la presa?
«Non vi nascondo che il pensiero di lasciare la presidenza di questa società mi è balenato più volte, ma un attimo dopo penso che se proprio devo uscire di scena, voglio farlo da vincitore».
Raggiungendo una salvezza che, nonostante tutto, è ancora a portata di mano?
«Esistono margini per recuperare, ma è arrivato il momento di voltare pagina. Prima era l'assenza di Sabbi, ma adesso lui è rientrato. Poi il problema del Covid e, fortunatamente, anche questa situazione è rientrata. Ora non ci sono più alibi: serve lavorare sodo in palestra e lottare dalla prima all'ultima palla in partita. La parola retrocessione mi fa venire i brividi».
Questo è il momento più brutto dei tuoi sedici anni di presidenza?
«Senza ombra di dubbio. Sono sincero: mi stanno facendo passare la voglia. E dire che ora abbiamo tutto: un palazzetto tra i più belli d'Italia, una società che non fa mancare nulla a nessuno, una città come Cisterna pronta a supportarci in tutto e per tutto. E noi, di tutta risposta, siamo ultimi in classifica».
Nemmeno il cambio di allenatore ha sortito l'effetto sperato.
«A quanto pare no e la cosa non fa che accrescere la mia preoccupazione, anche perché abbiamo fatto i salti mortali per portare un allenatore di provata esperienza come Kovac a Cisterna».
Come si viene fuori da questa situazione?
«Lavorando sodo in palestra e cambiando atteggiamento in campo. Soprattutto nei momenti cruciali del set dove, sistematicamente, perdiamo il lume della ragione».
Il presidente onorario Marini, che più di altri ha sposato la vostra causa, cosa dice al riguardo?
«E' amareggiato come e più di altri. A nessuno di noi piace fare brutte figure in giro per l'Italia, tantomeno a lui. Spero che qualcuno inizi a capire che è arrivato il momento di invertire la rotta».