Rischiare di morire per il calcio e poco più di 35 euro. La storia di Riccardo Bernardini, 24enne arbitro di calcio che ieri è stato ridotto in fin di vita dopo un'aggressione avvenuta a bordo campo, ha fatto il giro d'Italia. I fatti sono ormai noti. Il giovane fischietto della sezione di Ciampino è stato assalito da due persone non ancora identificate (sono in corso le indagini) che hanno scavalcato la rete di recinzione degli spalti dello stadio Francesca Gianni di San Basilio, a Roma, impianto che ospita le partite interne della Virtus Olympia, squadra di Promozine, Girone C, quello dove ci sono anche le pontine Real Latina e Vis Sezze. I padroni di casa avevano appena perso al 96' la gara contro il Torrenova, Bernardini è stato intercettato prima di rientrare negli spogliatoi, poi spintonato, preso a schiaffi e fatto cadere a terra. Ha sbattuto la testa in modo violento e ha perso tanto sangue, tanto da richiedere un ricovero in codice rosso per trauma cranico all'Umberto I.
Un episodio di inaudita violenza che ha fatto scattare immediata la solidarietà e la condanna da parte di tutti. A parlare del fatto è stato anche il ministro degli Interni Matteo Salvini, così come tutto il mondo del calcio si è mobilitato per stigmatizzare l'accaduto. La presa di posizione che ha fatto scalpore è stata quella dell'Aia. Il presidente degli arbitri Nicchi ha infatti annunciato che per tutta la settimana le designazioni per i campionati del Lazio sono annullate: «L'Aia non invierà direttori di gara ai campi di gioco per tutte le partite in programma nei campionati dilettanti del Lazio. Si valuteranno nuove e analoghe iniziative al verificarsi di ogni ulteriore episodio di violenza grave. Della situazione generale annosa e dell'iniziativa in particolare sono stati informati il Presidente Federale, il Presidente della LND e il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per lo Sport». Sono annullate le partite dall'Eccellenza fino alle giovanili (non la Serie D che si giocherà normalmente essendo un campionato nazionale), passando per la Promozione che proprio domani aveva in programma la Coppa Italia, come ha confermato oggi anche il CR Lazio con un comunicato ufficiale.

Sull'argomento, come detto, si sono espressi tutti i massimi esponenti del mondo del calcio. Dal presidente Figc Gravina, passando per il patron della Lnd Cosimo Sibilia, fino ad arrivare al calcio nostrano, che, naturalmente, è stato colpito da vicino da questa deplorevole vicenda. A condannare ciò che è avvenuto a Roma domenica interviene la sezione Aiac di Latina, con il presidente Gennaro Ciaramella, anche mister del Real Latina, che si fa portavoce dei tanti allenatori del nostro territorio: «Ho ascoltato tutti gli associati e siamo d'accordo innanzitutto con una condanna dura all'episodio, ma soprattutto sulla solidarietà per il givoane arbitro Riccardo Bernardini. Rischiare di morire per una partita di calcio è qualcosa che esula completamente dallo sport. Qui parliamo di gente violenta, che non ha niente a che vedere con il calcio. La prima cosa da fare è però una seria autocritica da parte di tutti noi addetti ai lavori. L'arbitro diventa sempre il primo alibi della sconfitta e molto spesso si esasperano i toni e adesso è arrivato il momento di dire basta, bisogna darsi assolutamente una calmata. Tutti: giocatori, allenatori, genitori e spettatori che spesso trascendono sugli spalti, bisogna unirsi insieme e riflettere. Ma la scelta di fermare il calcio domenica prossima - continua Ciaramella - secondo noi non è la strada giusta da percorrere. Fermarsi rappresenterebbe infatti una sconfitta per quella parte pulita del calcio dilettantistico che, per fortuna, rappresenta ancora la maggioranza. Annullare un migliaio di partite per questo episodio non aiuterebbe a nostro avviso a cambiare la situazione. Quello che serve è l'inasprimento e la certezza delle pene, sapere che chi sbaglia deve pagare a caro prezzo. Ma annullare i campionati sarebbe un danno enorme per tutti, oltre che una sconfitta di fronte a chi, con questi comportamenti, il calcio non lo ama ma vuole distruggerlo. Serve un anno zero, cominciare a costruire concretamente una cultura dello sport che purtroppo nel calcio manca, soprattutto se paragonato ad altre discipline. Noi, nel nostro piccolo di sezione di provincia, siamo da subito disponibili ad intraprendere questo percorso di rinascita e rilancio, fatto di incontri e collaborazioni per sensibilizzare tutte le parti in causa. Giocatori, dirigenti, presidenti, allenatori, giocatori e arbitri stessi che spesso ogni domenica si trovano da soli ad affrontare situazioni difficili. Fermarsi non è la soluzione, bisogna continuare a testa bassa e lavorare duramente affinché questo non si ripeta».