Erano secondi in classifica, avevano già vinto 9 partite su 10 in questo campionato ma non rispettano le regole e così la squadra dei ragazzi dell'Under 17 del Cassio Club di Formia ha ritirato l'iscrizione. «Lo sport è vita e la vita ha regole di rispetto verso l'altro, sia esso avversario in campo che fuori. Ho detto basta perché i miei giocatori devono essere educati», così Vincenzo Assaiante spiega i motivi di una decisione che non ha precedenti e che arriva per affermare un principio morale oltre che calcistico. Mercoledì scorso è stata inviata la comunicazione ufficiale alla Federazione provinciale con cui si formalizza il ritiro della squadra. «E' stata una scelta difficile e dolorosa - aggiunge Assaiante - che non avremmo mai voluto prendere. Era maturata già da qualche settimana. All'ultima partita con il Sabaudia ho deciso di non partecipare perché i ragazzi in blocco, non si erano presentati agli allenamenti e non si erano comportati bene in campo con gli avversari e persino tra di loro». Il comunicato ufficiale del club, che è tra i più conosciuti e apprezzati proprio per il lavoro che svolge nel settore giovanile, sottolinea che «valori morali e comportamentali dei ragazzi sono stati ben lontani da quelli che educatori, tecnici e dirigenti della società vogliono insegnare ai propri tesserati».
Il fattore scatenante sono state proprio le assenze dagli allenamenti e alcuni scontri in campo. «Il problema è che loro, in autonomia, decidevano di disertare gli allenamenti, a parte due o tre eccezioni. Quindi era proprio un blocco che snobbava le regole; se si fosse trattato di poche persone, le avremmo allontanate e proseguito il lavoro con gli altri. Ma in queste condizioni no, bisognava dare un messaggio. - dice Assaiante - Inoltre quel modo di essere rischiava di diventare un brutto esempio per i più piccoli, l'Under 15. Quindi basta». Ciò che è avvenuto dopo lo stop forse è ancora più preoccupante: nessun messaggio né richiesta di chiarimenti da parte delle famiglie. In più, alcuni di questi giocatori hanno già lasciato la scuola e lo sport poteva essere un impegno di vita, una sorta di recupero sociale fermato, invece, dal disprezzo delle regole di convivenza civile basilari. La storia della squadra giovanile di Formia ha già fatto il giro dell'ambiente calcistico provinciale ma sta ponendo una domanda di fondo agli educatori in generale circa il rapporto che si può instaurare con adolescenti difficili, seppur bravi a inseguire un pallone sul campo. «Mi dispiace - conclude l'allenatore con la voce sensibilmente provata - ma spero che questo nostro intervento possa aiutare tutto l'ambiente a promuovere sempre il rispetto delle regole e in tale percorso mi auguro ci aiuti anche la Federazione». Il Cassio Club, va ricordato, è una società che si muove in alcuni quartieri difficili della città con un'azione di promozione e recupero che da anni lascia il segno. In queste ore molte altre società sportive dei settori giovanili del calcio stanno inviando messaggi di solidarietà e condivisione della scelta fatta e del messaggio che sottende.