La notizia era nell'aria ormai da qualche settimana, anticipata sulle colonne di Latina Oggi, e ieri è diventata realtà: le strade tra il Latina 1932 e Fabio Napolitano si sono divise. Il direttore generale si è dimesso dalla carica e probabilmente cederà presto anche le quote del pacchetto societario che detiene dal giorno della fondazione del club nerazzurro e che ammonta a circa il 30%. Adesso manca solo l'ufficialità da parte della società di Piazzale Serratore, che arriverà forse nella giornata odierna, fatto sta che è ormai cosa certa il divorzio di cui si vociferava da tempo.
Impossibile colmare quelle divergenze di vedute che, stando a quanto trapelava dalle mura del Francioni, erano iniziate già ad inizio stagione e acuite nell'ultimo mese, quando si è deciso per l'esonero di mister Carmine Parlato, sostituito da Lello Di Napoli. L'addio è stato inevitabile, non tanto per la scelta tecnica effettuata in panchina, per la quale a quanto pare non si era tenuto conto dell'opinione di Napolitano, quanto anche per le istanze che il direttore degli Istituti Steve Jobs ha sempre rappresentato ai "colleghi" del consiglio di amministrazione per quanto concerne il mercato e con esso l'operato del diesse Emanuele Germano, figura messa in dubbio da una parte della dirigenza ma che è stata invece blindata dal presidente Terracciano in persona, nonostante i risultati deludenti ottenuti dalla squadra in questo girone di andata. In particolare - sempre stando ad alcune voci di corridoio -, all'ormai ex diggì nerazzurro non sarebbe piaciuto il fatto che praticamente tutta la rosa fosse composta da giocatori appartenenti a due soli agenti sportivi.
Cosa accadrà adesso? Ci saranno ripercussioni a livello economico nell'immediato? Domande a cui potrà rispondere soltanto la società che per ora, come detto, è rimasta in silenzio, fatta eccezione per una dichiarazione di rito arrivata nel giorno della presentazione di mister Lello Di Napoli. In quella conferenza stampa il presidente Terracciano aveva smentito l'articolo uscito proprio sulle pagine di Latina Oggi riguardo un rapporto ormai agli sgoccioli con il diggì Fabio Napolitano.
Lascia così uno dei capisaldi del club di Piazzale Prampolini, uno di quegli imprenditori della città che per primo aveva voluto credere in un progetto a cui pochi, dopo il fresco fallimento della società di Serie B, avevano deciso di aderire. Da lui e Terracciano, insieme all'ex tecnico Chiappini, era partita concretamente l'azione per far rinascere il calcio nel capoluogo dalle ceneri dell'Us Latina Calcio. Il suo contributo, ormai due estati fa, era stato fondamentale affinché si mettessero insieme le diverse parti in causa che, tutte insieme, hanno poi fatto in modo di dare vita - non senza difficoltà e con molti punti interrogativi - ad una società allestita in pochi mesi ma con un progetto solido alle spalle. Una partecipazione, quella di Napolitano, concreta anche e soprattutto dal punto di vista economico, sia come sponsorizzazione che come membro del cda di cui deteneva, dopo Terracciano, la fetta più ampia di quote. Da non dimenticare, poi, il suo apporto a dir poco fondamentale per le casse del Latina 1932 attraverso la ricerca concreta di partnership e sponsorizzazioni, tra cui vanno annoverati gli ultimi due accordi, importantissimi, chiusi con le azienda Cuomo Latticini e Clinica Odontoiatrica Le Torri. Trattative curate in prima persona proprio da Napolitano.
La domanda che viene spontanea è se il Latina attuale, a livello di dirigenza, possa permettersi il lusso di fare a meno così a cuor leggero di una figura apicale, con il rischio di andare incontro ad alcune problematiche di tipo economico.
Una società nata da poco, ma che dal giorno della sua fondazione ha già salutato due dei suoi membri fondatori, come il dottor Agostino Tucciarone (che ha ceduto le quote l'anno scorso dopo pochi mesi di attività della società), e più recentemente, Maurizio Cavaricci (uno dei soci di minoranza), senza dimenticare l'addio lampo di Antonio Pezone, che nell'estate del 2017 aveva prima inserito degli uomini di fiducia nell'assetto societario salvo poi dover tornare indietro per via di molte divergenze con gli altri membri del nascente club. In ultimo va ricordato anche Nando Leonardi, primo presidente del Latina 1932 e ormai da considerarsi privo di qualsiasi potere decisionale. Nell'assetto attuale del club restano dunque i fratelli Fierro e il commercialista D'Apuzzo, che insieme detengono il 14% circa delle quote societarie. Il 56% ce l'ha invece il presidente Terracciano.
Insomma, adesso che anche Napolitano ha deciso di lasciare il progetto nerazzurro, tutto sembra essere sempre più nelle mani dell'imprenditore di origini campane che ha fatto fortune con la sua Iron&Steel. Ce la farà da solo, o cercherà nuovi aiuti dall'esterno?