Una lunga pausa di riflessione. Utile per stare in famiglia, riflettere su quello che poteva essere e, magari, non è stato, guardare sicuramente all'immediato futuro. Utile anche per capire il perché di tante voci maligne, pronte ad "infangare" gratuitamente il buon nome di un allenatore che, piaccia o no, ha un passato non proprio da ultimo della classe.
Ecco perché Agenore Maurizi, il tecnico del Latina 1932, diventa di colpo un qualcosa di prezioso, utile ad arricchire il taccuino di un cronista in balia degli eventi, di questa maledetta emergenza che ha finito per bloccare tutto e tutti.
«Ci atteniamo anche noi a quelle che sono le disposizioni governative. Ai ragazzi ho dato dei compiti a casa, anche perché mi auguro che alla ripresa, ammesso e non concesso che ci sia, dovremo farci trovare pronti».
Maurizi ha in testa i play off?
«Non potrebbe essere altrimenti».
Motivo?
«Io e la società vogliamo andare in C. Vi posso assicurare che siamo accomunati dallo stesso desiderio».
Attraverso un possibile ripescaggio?
«Esatto. Un ripescaggio che passerebbe, anche e soprattutto, attraverso i play off e noi abbiamo tutte le credenziali per centrarli».
Corsetti e Cunzi?
«Alla ripresa ci saranno, come tutto il resto del gruppo. Saranno abili-arruolati».
Una buona notizia per Maurizi e per il Latina.
«Senza ombra di dubbio».
Con la società ha già parlato di futuro?
«Sì, l'ho detto prima. Vogliamo entrambi la serie C perché, con tutto il rispetto, agli allenatori che lavorano in serie D, andrebbe fatto un monumento».
E cosa spinge Maurizi a pensare che il Latina meriti questa categoria?
«Non solo il suo blasone, ma la voglia e la determinazione di uno staff dirigenziale desideroso di fare l'impossibile pur di andar via da questa categoria».
In serie D non resterebbe?
«Non lo so, sono sincero. La vedo dura. Ho rinunciato ad un contratto importante a Teramo per venire a Latina, ma la serie D è durissima».