Passato, presente ed immediato futuro in dieci domande. Rivolte a Gianluca Galasso, giocatore, capitano (in condominio con Ranellucci, ndr) e figlio di una squadra, il Latina 1932, che come il mondo intero s'interroga sul momento che il Paese sta vivendo.
Ti stai allenando a casa, in che modo?
«In questo periodo di reclusione forzata, sto cercando di tenermi in forma con tutti i limiti del caso. Mi sto allenando dentro casa grazie ad alcuni programmi che ci ha comunicato il nostro preparatore e poi come consentito e rispettando le dovute regole vado a fare un po di corsa».
Fate delle conference call con il mister per seguire il programma?
«In questo momento piu che con il mister ci teniamo in contatto giornalmente con il preparatore atletico per tenerci aggiornati sulle sensazioni fisiche che gli allenamenti casalinghi possono dare».
A 36 anni, cosa puoi ancora chiedere alla tua carriera?
«Per tenere vive le motivazioni devi porti degli obbiettivi e cercare di stimolarti. Voglio essere d'esempio e dare consigli ai ragazzi piu giovani, oltre a cercare di essere ancora competitivo sul campo».
Hai giocato in club importanti, allenato da tecnici di un certo peso. A quale sei rimasto più legato anche come credo calcistico?
«Quando rifletto sulla mia carriera, dico sempre di essere stato un giocatore fortunato, perché ho avuto ed incontrato allenatori importanti. Da Capello, che mi ha fatto esordire in seria A, passando per Spalletti, Ventura fino ad Antonio Conte, allenatore al quale sono legato ed a cui devo tantissimo perché mi ha cambiato il modo di approcciare verso questo sport, riuscendo a tirare fuori il meglio, ma soprattuto, cosa difficile da trovare, è un allenatore che riesce ad essere uguale con tutti a prescindere il nome che porti dietro la maglia».
Pensi di finire la carriera a Latina?
«Non lo so se finiro la carriera a Latina, però so che un anno ancora lo voglio fare. Se la società avrà voglia di tenermi per fare da chioccia alla squadra e per dare una mano, qualora ce ne fosse bisogno, sarei sicuramente contento, altrimenti li ringraziero sempre perché mi hanno dato la possibilità di giocare nella squadra dove sono nato con la possibiltà di stare anche vicino a mio padre».
Cosa ti è rimasto di Antonio Conte che hai avuto a Bari o di Fabio Capello, tuo allenatore agli inizi a Roma?
«Capello è stato il primo allenatore che ha creduto in me, portandomi in pianta stabile con la prima squadra quando avevo 18 anni. Allenatore carismatico, a noi giovani non ci faceva passare nulla, ma negli anni ho capito che quel genere di comportamenti erano giusti per poter affrontare una carriera a livelli importanti. Conte, come ho detto prima, è un top tra gli allenatori».
Pensi che la stagione sia finità qui?
«Credo che alla luce delle ultime notizie sia difficile far coincidere i tempi per concludere la stagione. L'epidemia sta prolungando i tempi è questo gioca piu ad una conclusione anticipata».
Il presidente Terracciano parla di ripescaggio. Cosa pensi al riguardo?
«Sul fronte di un eventuale ripescaggio, penso che in questo momento sia un tema molto difficile perché non si sa come andrà a finire questa stagione e quindi a catena parlare di ipotesi future è veramente difficile».
Sei uno dei pochi giocatori di Latina ad aver giocato anche con il Frosinone. Quanto è stato duro e quanto è dura ora vederlì li in B a lottare per la promozione?
«Quando sono arrivato il primo giorno a Frosinone avevo un po'di timore, perché comunque sono un ragazzo nato e cresciuto a Latina. Io dico sempre che se davanti metti la tua professionalità e l'educazione, non avrai mai problemi: così è stato. Nonostante la rivalità, ricordo quell'annata con molto piacere, anche perché il Frosinone con il presidente Stirpe, cominciava ad essere una realtà importante. Oggi con questo presidente non mi stupisco del livello che hanno raggiunto».
Un messaggio alla tua squadra?
«Dico di stare a casa prima di tutto e cercare di tenersi in forma fisicamente e psicologicamente nella speranza che tutto finisca presto e si possa tornare in campo».