La storia
26.02.2024 - 21:00
«Il mondo degli uomini non si divide tra etero e gay, ma tra quelli che scelgono o meno di essere felici». Non m'era mai capitato, giuro, di citare Rocco Siffredi per iniziare un pezzo, (se è per questo manco per finirlo), ma questa frase del pornodivo italiano più celebrato nel mondo mi sembrava quella giusta per presentarvi la storia di Manuel Scalco, 38 anni, nato e cresciuto a Latina - Borgo Sabotino per la precisione - e poi volato a Madrid, in Spagna, cinque anni fa, per inseguire i suoi sogni. Sogni a luci rosse, sia chiaro. Perché Manuel è un performer, una star degli spettacoli hard, e da qualche tempo anche produttore e regista di film porno.
Intercettarlo da queste parti non è facile. Perché, e non avrei mai immaginato tanto, la sua agenda è un carosello di voli e di città, di set e di club privé. E prima di iniziare non riesco a non chiedergli perché mai, pur provenendo da una provincia bigotta come la nostra, non abbia sentito il bisogno di cambiare nome, inventarsi uno pseudonimo come pure fanno tantissimi attori del porno. «La verità – dice lui – è che io sono orgoglioso, davvero, di quello che faccio. In arte sono Manuel Scalco Lol, ecco, ho aggiunto solo questo vezzo, ma per il resto perché mai dovrei rinnegarmi?».
Una carriera nata quasi per caso, ma che Manuel oggi tratta con il rispetto che si deve sempre al proprio lavoro, indipendentemente da quale sia. «Avevo venticinque anni e a Roma frequentavo spesso il Muccassassina, che più di un locale era una autentica icona gay, seppure molto frequentato anche dagli etero. Mi piaceva ballare, scatenarmi, insomma lasciarmi andare. Una sera mi notò il direttore artistico e mi chiese se volessi ballare i fine settimana come gogo boy, insomma un cubista. Io andavo spesso a ballare con gli amici ma mai avrei pensato di poter diventare uno dei performer delle serate del Muccassassina. Una specie di sogno che si avverava, e per di più remunerato, ero davvero al settimo cielo anche se poi ho dovuto superare un ostacolo gigante: la mia timidezza».
Da lì in poi è stato come seguire un copione che sembrava già scritto. «Iniziarono a chiamarmi anche altri locali, il mio nome ha cominciato a circolare un po' ovunque e non solo a Roma. Mi chiamavano soprattutto per le serate a tema LGBT ma anche per eventi etero». Un fine settimana dopo l'altro, il nome di Manuel Scalco ha iniziato a circolare da nord a sud dello Stivale. «In poco tempo sono riuscito ad impormi in quello che era il mondo della notte. E questo perché, nonostante sia un lavoro di poche responsabilità e soprattutto molto divertente, sono sempre stato professionale e non ho mai toccato una droga in vita mia. I direttori artistici dei vari locali quando mi chiamavano si sentivano tranquilli, perché sapevano che non avrei dato forfait, o peggio, non avrei combinato casini».
La conquista del palcoscenico internazionale è stata quasi naturale, anche se poi molto casuale anch'essa. «Morivo di paura al solo pensiero di prendere un aereo. Ma poi è capitato di fare una vacanza in Spagna, a Barcellona, e anche lì andando a ballare nei locali non sono passato inosservato, tra l'altro molti addetti ai lavori già conoscevano il mio nome. E così ho iniziato a lavorare anche lì nei locali più trasgressivi, un po' ovunque, fino a quando ho conosciuto una coppia di attori porno».
Quella sì che è stata una virata pazzesca. «Diciamo che col fisico palestrato, i tatuaggi e il look coatto non passavo inosservato. Anzi ero proprio il profilo adatto per quello che era il loro mondo. Mi hanno chiesto se avessi mai pensato a lavorare nel porno gay. Figuratevi. Io venivo da una situazione economica che non era proprio rosa e fiori. Lavoravo dove potevo, praticamente ovunque, ma volete mettere il cachet di un cubista con quello di un porno attore?»
Il denaro fa la differenza. Sempre. «Come gogo boy guadagnavo tra gli 80 e i 150 euro per una serata in discoteca. Un performer porno o uno stripper invece può guadagnare dai 300 ai 600 euro a notte, magari solo con uno spettacolo di tre minuti. Per questo decisi di provare, anche perché sono sempre stato affascinato dal mondo dell'hard. La gente crede che sia tutto facile, scontato, e invece dietro ad ogni produzione c'è tanto lavoro. In questo ritengo di essere davvero un professionista».
Lo ha dimostrato in questi anni, girando il mondo per girare pellicole hard delle più importanti case di produzione, e poi arrivando a crearne una propria, la Dirty Mind Media. «All'inizio ho lavorato per la Kristen Bjorn, molto nota in Spagna e negli Stati Uniti, ma anche per Men At Play e per Falcon, due colossi dell'industria cinematografica del porno». Senza mai trascurare però l'attività di performer. «Ho anche partecipato diverse volte al salone erotico di Barcellona, talvolta anche proponendo live show – sesso dal vivo – con delle donne. Una cosa che non si può fare ovunque, dipende sempre dai club. Per esempio in Italia spesso sono stato ospite dell'Olimpo, a Roma, che è uno dei locali per scambisti più famosi. Diciamo però che la maggior parte delle volte i live show sono un po' meno hard, mantengono un profilo più scenografico, coreografico, ci limitiamo a uno spettacolo di striptease o poco più».
Di sicuro, per fare questo lavoro Manuel ha dovuto imparare a convivere con la paura dell'aereo. «Per forza – racconta -, il mondo l'ho girato praticamente tutto. Negli Stati Uniti ho aperto un paio di volte i Porno Awards di Las Vegas. Ma mi sono esibito anche a New York, a Los Angeles, a Denver, a Palm Spring. E poi sono stato chiamato a lavorare anche a Dubai, in Messico e in Guatemala, perfino in Israele». In Europa, poi, praticamente ovunque: tappe a Berlino, Colonia, Vienna, Varsavia, Praga. E poi Londra, Parigi, Nizza, Strasburgo, Malta, Atene, Losanna e Ginevra. «Talmente tanti posti che faccio fatica anche a ricordare». Per i suoi spettacoli è stato premiato in molte occasioni, l'ultima alla Fetish Week di Malaga dove ha conquistato il titolo di Best Live Performer. Ma i soldi veri, dice lui, arrivano dalle produzioni hard. «In Europa non si guadagna più come prima, forse anche perché la gente è molto più disinibita e sono in tanti che ci provano, anche la tua vicina di casa paradossalmente ci prova con Only Fans. Ma negli Usa è tutto diverso, si guadagnano anche tremila euro a scena. Gay o etero, certo, ma io preferisco il mondo gay perché lì gli attori maschi sono protagonisti, nei film etero invece restano di fatto solo delle comparse».
Il tempo della chiacchierata è finito. C'è un volo per Madrid da prendere, anche se Latina resta un posto speciale. «In Spagna mi sono trasferito per lavoro, ormai è diventata la mia base operativa, ma a Latina torno sempre con grande piacere. Imbarazzo? Ma no, te l'ho detto: sono molto orgoglioso di quello che faccio e la mia famiglia, i miei amici, sanno tutto di me e non hanno pregiudizi. Anzi, ti dico la verità, più passa il tempo e più sono curiosi. Mi ammirano, anzi di più: mi vogliono bene».
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