Economia
14.11.2019 - 10:30
Il Presidente di Federlazio, Franco Sacchi, inizia il suo intervento alla presentazione dell'ultimo rapporto sull'economia locale strigliando per bene la politica: «L'impresa, per poter progettare il proprio sviluppo, ha necessità di contare su una politica che utilizzi strumenti snelli per la crescita e renda cantierabili le opere infrastrutturali che, se non realizzate, rischiano di isolare la nostra provincia». Una frase sentita, purtroppo, molte altre volte negli ultimi venti anni. Ma ieri il capo dell'associazione che raggruppa molte piccole e medie imprese ha aggiunto dell'altro, un argomento tanto scomodo che per molti è da evitare: i fallimenti. Il momento era propizio visto che da due settimane tiene banco la polemica sugli incarichi del Tribunale ai professionisti che si occupano, tra l'altro, delle procedure concorsuali che sono, appunto, relative alle aziende in crisi. «E' davvero difficile e amaro assistere a questa battaglia sugli incarichi. Una spartizione, ma su cosa? Sulle aziende, sulla loro pelle e la loro crisi, credo che su questo dovremmo interrogarci tutti un po' di più». Le parole di Sacchi scavano un solco dentro una storia complessa, quella dei fallimenti a Latina e nel resto della provincia. Su quanto e come le procedure concorsuali abbiano inciso sull'assetto dell'economia si è capito molto dagli atti dell'inchiesta sull'ex giudice della fallimentare, Antonio Lollo. Ma ancor prima che esplodesse quello scandalo una lunga serie di anomalie avevano già fornito importanti indicazioni su cosa può cambiare, nel bene e nel male, le sorti di interi comparti. Stralci di fallimenti, bancarotte, supercrac economici sono ancora oggetto di valutazione in sede processuale e nel frattempo il lavoro che quelle realtà producevano è andato perduto per sempre, coldubbio che qualcosa si poteva salvare se non fosse esistita una palese voracità relativa agli incarichi, come il famoso caso-Lollo ha dimostrato.
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