Il caso
31.07.2020 - 08:30
Molti di loro, il giorno in cui un anno fa esatto, vennero trasferiti proprio in quella struttura adiacente al Santuario di Cori, dissero che era troppo isolata, che preferivano tornare nelle strutture dove stavano (a Sezze), fecero anche una sorta di sit-in di protesta. Insomma, non volevano starci lì sul monte corese.
L'altra sera, quando Servizi sociali, responsabili della cooperativa che li ospita e le forze dell'ordine, sono giunti per effettuare il trasferimento che gli era stato annunciato, alcuni di quegli immigrati hanno opposto un netto rifiuto. Da quel centro accoglienza non volevano andarsene. La loro destinazione era una delle strutture individuate tra Giulianello, Roma e altri comuni limitrofi. Due soggetti, in particolare, non si erano lasciati convincere sulle prime, tanto che da mercoledì sera si è arrivati a ieri mattina quando oltre al personale della coop sociale sono dovuti intervenire anche i carabinieri del Comando Stazione di Cori e i colleghi del Reparto territoriale di Aprilia. Un terzo si è anche lasciato prendere dal panico e si è lanciato da una finestra temendo che la mobilitazione fosse per lui (si trovava in isolamento volontario).
Gli uomini diretti dal tenente colonnello Riccardo Barbera hanno convinto uno degli altri due a farsi accompagnare in una struttura alternativa, mentre l'altro, un 35enne della Costa d'Avorio proprio non voleva. Oramai - ha detto - si era creato una situazione di equilibrio, aveva anche un lavoro e, probabilmente, temeva che la nuova sistemazione compromettesse questo stato di cose. E che importa se i nuovi ospiti in arrivo dovevano stare in quarantena perché alcuni di loro potevano aver contratto il Covid-19? Irremovibile. Così quando si sono fatti avanti gli uomini in divisa lui li ha aggrediti riuscendo a sferrare almeno un morso ad uno degli operanti e qualche calcio ad un altro prima di essere ridotto all'impotenza ed ammanettato. Invece di andare in una struttura d'accoglienza, per lui si sono aperte le porte del carcere per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.
Sulla gestione di questi immigrati la Lega in Regione, che proprio ieri era a Cori per un incontro con la comunità, ha criticato duramente le scelte fatte sia dal presidente della Regione che dal sindaco di Latina: «Perché il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e il sindaco di Latina, Damiano Coletta, non spalancano la porta di casa per accogliere gli immigrati?» si sono chiesti Orlando Angelo Tripodi, capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Lazio, e Francesco Zicchieri, coordinatore regionale del partito e vicecapogruppo del Carroccio alla Camera dei deputati.
Edizione digitale
I più recenti