Il fatto
04.12.2020 - 12:30
Nelle immagini di alcune telecamere che hanno ripreso una fase dell'agguato di via del Saraceno, si vede un bagliore e poi un motorino e un'auto. Lo ha spiegato ieri in aula in Tribunale, un agente della Squadra Mobile che si era occupato delle indagini che avevano portato all'arresto di Giovanni Cambria, accusato di aver tentato di uccidere la sera del 3 giugno 2019 in via del Saraceno, Nazzareno Di Giorgio. Era stato un tentato omicidio a colpi di pistola.
Nel corso del dibattimento è stato il turno degli investigatori della polizia e un agente ha ricostruito quello che si è visto dai filmati, a partire da uno scooter su cui - secondo l'accusa - c'era l'imputato, al suv, una Jeep Renegade condotta dalla vittima.
Nella precedente udienza, in aula aveva deposto la vittima dell'agguato che aveva riconosciuto nel Cambria l'autore del tentato omicidio. «Ho sentito una botta e all'inizio non pensavo a degli spari, poi ho capito: dallo specchietto ho visto il faro di un motorino e ho sentito i colpi», era stato questo uno dei passaggi più significativi della deposizione di Di Giorgio.
La scena del crimine era stata ricostruita anche in formato tridimensionale e il terreno su cui è previsto lo scontro tra accusa e difesa sarà sicuramente anche quello delle perizie. Le accuse contestate nei confronti di Cambria erano rimaste inalterate sia al Tribunale del Riesame che in Corte di Cassazione e i giudici della Suprema Corte avevano sostenuto nelle motivazioni l'attendibilità delle dichiarazioni rilasciate dalla parte offesa.
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