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Il commento

Il punto di vista: «Nulla cambia, tutto si è ripetuto»

Una riflessione sulla decadenza dell'amministrazione a Cinque Stelle di Nettuno, rivistando lo slogan che garantì a Casto e ai suoi consiglieri la vittoria elettorale

Chissà cosa avrà pensato Luigi Di Maio, ieri mattina, quando il suo entourage gli ha comunicato che il sindaco di uno dei Comuni amministrati dal MoVimento di cui è capo politico era appena decaduto per mano di quattro grillini pronti a firmare insieme all'opposizione. E chissà cosa avrà pensato Angelo Casto, l'uomo nuovo, il poliziotto-sindaco, colui che avrebbe aperto i cassetti della città e riferito tutto ai cittadini, quando il segretario comunale gli ha comunicato che era appena "andato a casa". A questi due dubbi, forse, nessuno darà risposta, ma una certezza in tutta questa storia c'è: rispetto al passato, niente è cambiato.

Come accadde il 4 aprile 2015, quando Alessio Chiavetta (Pd) venne sfiduciato dall'opposizione e da molti consiglieri di maggioranza, il 3 maggio 2018 Angelo Casto ha fatto la stessa fine. Il sindaco pentastellato, che neanche un mese fa aveva nominato una nuova Giunta con assessori che forse pochi ricorderanno nel tempo, è caduto sotto i colpi della politica: sì, perché fare opposizione o andare oltre le logiche di un partito che prevede la segretezza delle discussioni nelle riunioni di maggioranza, ma verbalizza anche qualcosa su cui oggi sono accesi i fari degli investigatori (la questione dei preventivi, ndr), è proprio politica. Quella politica che i grillini di Nettuno avrebbero voluto rinnovare, ma che è apparsa lo specchio di un modo di gestire la cosa pubblica vecchio e stantio, con un sindaco che si è arroccato nel suo ufficio, senza ricevere più i cittadini dopo qualche sabato passato in Comune poco dopo le elezioni ad ascoltare, per 20 minuti, chi si era messo in lista.

Insomma, è arrivata una fine quasi ingloriosa, che consegna Nettuno a un nuovo commissariamento e sancisce il fallimento di un progetto targato M5S, con l'impero grillino che, dopo Pomezia, perde il feudo che fu dei Borgia e dei Colonna prima che di "Casto il breve", sindaco per "soli" 682 giorni. Il più short della storia.

Francesco Marzoli

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