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Il fatto

Un'esplosione e un'auto a fuoco, nuovo attentato alle Arlecchino

Nello stesso condominio già bersagliato incendiata l'utilitaria di uno dei residenti che denunciavano lo spaccio. Qualcuno ha visto l'attentatore

Torna la paura tra i residenti dei palazzi Arlecchino, proprio ora che l’incubo della piazza di spaccio, e le intimidazioni dei trafficanti di droga, sembravano un lontano ricordo. Nella tarda serata di domenica 15 marzo il civico 6 di via Guido Rossa ha fatto da scenario a un altro attentato consumato per colpire quei cittadini che si erano spesi molto per contrastare le attività illecite: prima si è sentita un’esplosione, forse provocata da una bomba carta, poi un incendio ha distrutto la Fiat 600 di uno dei condomini, tra l’altro lo stesso che alcuni giorni prima aveva subito un altro sfregio, il danneggiamento del parabrezza di un’altra vettura di sua proprietà. Gli investigatori dei carabinieri che si stanno occupando del caso non hanno dubbi che si sia trattato di un incendio doloso, anche perché qualcuno, tra i residenti, ha visto scappare un uomo nel momento in cui si propagavano le fiamme, con ogni probabilità l’autore dell’infame gesto. Sembrano confermarlo i riscontri dei vigili del fuoco dopo le operazioni di spegnimento.

L’esplosione e l’incendio di domenica sera, 15 marzo, sembrano una prosecuzione dello stesso piano criminale di chi, dallo scorso autunno, si sta vendicando contro quei residenti delle case popolari del complesso conosciuto come palazzi Arlecchino, che si erano attivati per contrastare le condizioni favorevoli agli spacciatori, come promuovendo la bonifica dei giardini e il ripristino della pubblica illuminazione per evitare che pusher e vedette potessero approfittare della condizioni di degrado e scarsa illuminazione per agire indisturbati.
Quando in quel quartiere imperversava l’organizzazione capeggiata dai gemelli Mattia e Yuri Spinelli, che avevano avuto l’intuizione di trasformare quel rione in una vera e propria piazza di spaccio potendo contare su collaboratori di assoluta fiducia, si erano consumati attentati che avevano colpito gli stessi trafficanti di droga e riflettevano lo scontro in atto tra loro e le fazioni concorrenti. Ma si erano registrati anche attentati riconducibili agli stessi pusher delle Arlecchino, organizzati per colpire quei residenti che ostacolavano i loro affari. Il primo risale alla notte del 14 settembre, quando era stata lanciata una sorta di bottiglia incendiaria nell’androne del civico 6. Non si erano registrate gravi conseguenze, ma era un chiaro messaggio contro i condomini di quello stabile. Poi di nuovo il 4 novembre erano state innescate più bottiglie incendiarie, alcune delle quali non si erano accese, ma avevano danneggiato gravemente l’androne. Era l’indomani dello sgombero della casa requisita a due fratelli, pusher che avevano lavorato al servizio dell’organizzazione delle case Arlecchino. Ieri sera quindi l’esplosione di una bomba e l’incendio che colpisce personalmente uno dei residenti.

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