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Una giornata speciale

Esodo e foibe, viaggio nella storia sul Treno del Ricordo

Il convoglio ieri ha fatto tappa nella stazione di Latina Scalo, all’interno una mostra multimediale per non dimenticare il passato

Partito da Trieste, prosegue verso Salerno, Reggio Calabria, Palermo per concludere il suo viaggio a Siracusa domenica primo marzo, il Treno del Ricordo che ieri ha fatto tappa alla stazione di Latina Scalo. Il convoglio storico messo a disposizione da Fondazione FS Italiane insieme al Gruppo Fs, sta attraversando l’Italia ripercorrendo, con una mostra multimediale e installazioni evocative allestite al suo interno, il viaggio compiuto dagli esuli istriani, fiumani e dalmati nel Dopoguerra, e la tragedia delle foibe.

Giunto alla sua terza edizione, il viaggio del treno (iniziativa promossa dal Ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi e realizzata in collaborazione con la Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale della Presidenza del Consiglio), intende trasformare la memoria in un’esperienza condivisa, capace di coniugare testimonianza storica, educazione civica e trasmissione di valori, con particolare attenzione alle giovani generazioni.

Il Treno parte sempre da Trieste il 10 febbraio (giorno di commemorazione per i massacri delle foibe e l’esodo giuliano dalmata) e percorre il Paese facendo tappa in altre città che cambiano di anno in anno: per la prima volta si è fermato a Latina dove è arrivato ieri mattina, riparte oggi con destinazione Salerno.

Alla cerimonia per l’arrivo del convoglio hanno partecipato il Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Istruzione e del Merito Paola Frassinetti, il Prefetto Vittoria Ciaramella, il Sindaco di Latina Matilde Celentano, l’Assessore alla Mobilità della Regione Lazio Fabrizio Ghera e Sabrina De Filippis amministratore delegato e direttore generale di FS Logistix, oltre alle autorità civili e militari e a una rappresentanza di studenti del capoluogo.

All’interno del convoglio è allestita una mostra itinerante: nelle cinque carrozze del treno ieri mattina (le visite sono proseguite per tutta la giornata) abbiamo avuto modo di conoscere in maniera dettagliata e approfondita la tragedia delle foibe e dell’esodo attraverso un percorso multimediale, in cui si alternano pannelli informativi, immagini di repertorio e testi originali recitati da una voce narrante.

La mostra è arricchita dall’esposizione di alcune delle masserizie degli esuli, conservate e custodite dall'Istituto regionale per la cultura Istriano-fiumano-dalmata nel Magazzino 18 di Trieste. La quinta carrozza, novità di questa edizione 2026, è dedicata alla trasmissione del ricordo alle giovani generazioni. È allestita in collaborazione con il Ministero dell'Istruzione e del Merito, che ha fornito una selezione degli elaborati degli studenti che hanno partecipato al concorso nazionale “Il giorno del ricordo”, e con l’Agenzia italiana per la gioventù, che ha realizzato “Il viaggio del ricordo”, nei luoghi simbolo dell'esodo giuliano-dalmata.
«Sono felice della presenza dei ragazzi e delle ragazze delle scuole perché questa iniziativa è stata pensata soprattutto per far capire a loro cosa sono state le foibe e l’esodo di centinaia di migliaia di italiani che hanno dovuto abbandonare le loro terre di origine - ha sottolineato Paola Frassinetti, Sottosegretario all’istruzione e al merito - Il progetto del Treno del Ricordo è stato voluto fortemente da questo Governo e dalla commissione cultura della Camera che ha approvato una mozione all’unanimità».
Il sindaco Matilde Celentano ha sottolineato come «Latina abbia un legame viscerale con questa immane tragedia. L’ho ricordato anche il 10 febbraio scorso, nel Giorno del Ricordo, celebrato nel quartiere Trieste. La nostra è una città giovane, nata dalla bonifica, ma è cresciuta grazie all'innesto di comunità diverse che qui hanno cercato e trovato una nuova casa, proprio come le famiglie giuliano-dalmata-istriane, in cerca di libertà sotto l’egida del tricolore. Il “Treno del Ricordo” oggi a Latina Scalo non ha un valore soltanto simbolico ma è l’evocazione tangibile del dramma di coloro che, esiliati in patria, hanno partecipato alla crescita della nostra comunità, diventando nostri concittadini».

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