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L'intervento

Il Pd: «La crescita del Lazio non è omogenea, serve uno sviluppo strutturale»

Il Partito Democratico a confronto sulla nuova programmazione europea, Leodori: «Nel sud del Lazio ci sono settori industriali in crisi come l'automotive, bisogna ascoltare di più i territori»

Una nuova programmazione dei finanziamenti dell'Unione Europea per ridurre i divari e rafforzare i territori. E’ questa la proposta arrivata dal Pd nel corso dell’iniziativa “Bilancio della Regione Lazio e nuova programmazione dei fondi europei: il punto di vista del Partito Democratico e dei Socialisti Europei” che si è svolta ieri nella sala Mechelli del Consiglio regionale del Lazio, un confronto che ha visto gli interventi dei consiglieri regionali Daniele Leodori ed Emanuela Droghei e degli eurodeputati Nicola Zingaretti e Dario Nardella davanti a un folto pubblico, composto in prevalenza dagli amministratori dem (e più in generale del campo largo) dei vari comuni del Lazio. Nel corso del confronto i relatori hanno lanciato un allarme sui numeri della crescita, raccogliendo le preoccupazioni dei settori produttivi. «I dati diffusi anche dal mondo industriale - ha proseguito Leodori - ci dicono che il Lazio cresce più del resto del Paese. È un segnale positivo, ma allo stesso tempo ci impone attenzione: senza una strategia chiara per il post-Pnrr rischiamo di non stabilizzare una crescita che oggi traina l’economia regionale e nazionale. La crescita del Lazio non è omogenea. Roma e una parte della sua area metropolitana riescono a intercettare maggiormente le opportunità, mentre altre aree della Regione - penso in particolare al sud del Lazio e alle zone industriali in difficoltà, come quelle legate all’automotive - faticano molto di più. Ignorare questa realtà significa non fare un buon servizio alla Regione. La nuova programmazione europea 2028-2034 deve partire da qui: ascolto dei territori, coinvolgimento dei Comuni, capacità di leggere i dati in modo disaggregato e scelte politiche che puntino a ridurre le disuguaglianze. Continueremo a lavorare affinché la crescita non sia episodica o concentrata, ma diffusa, duratura e giusta». Parole condivise dalla consigliera regionale Emanuela Droghei. «La crescita di questi anni rischia di non essere strutturale. Non basta dire “per il territorio”: servono priorità misurabili e scelte capaci di ridurre i divari tra Roma e il resto della Regione. Il bilancio - sottolinea - deve puntare su poche direttrici chiare: infrastrutture strategiche, competenze, sanità pubblica e supporto reale ai Comuni».

Nicola Zingaretti ha invece ricordato i risultati ottenuti quando era alla guida della Regione Lazio, paventando dei timori sullo stato di avanzamento dei fondi europei. «Nel 2013 quando arrivammo al governo una fattura nel Lazio veniva pagata dopo 1027 giorni, eravamo la peggiore Regione europea sui pagamenti perché non c’erano i soldi. Quando siamo andati via - sottolinea - abbiamo lasciato in eredità a questa amministrazione 7,5 miliardi euro di Pnrr, 1,8 di Fesr e 1,6 di Fondo Sociale Europeo. Abbiamo raddoppiato i fondi per il Lazio. Adesso però la situazione per il Lazio non va bene, basta leggere i dati del Mef. Su Fse e fondi per le imprese siamo al 12esimo posto e l’avanzamento delle liquidazioni è al 14% a un anno dalla scadenza». Mentre Nardella ha sottolineato il rischio di un indebolimento della strategia comune europea. «Dietro la parole flessibilità si nasconde una forte nazionalizzazione, perché c’è la volontà - afferma l’eurodeputato - di lasciare agli Stati membri più margine per plasmare il bilancio pluriennale europeo sulle proprie esigenze. E ciò può indebolire la strategia comune».

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