Guido De Angelis sul palco (foto di Antonio Fraioli)
Emozioni forti, di quelle che solo la storia di una società, raccontata attraverso aneddoti, numeri, immagini e personaggi, sa regalare. Velletri, sabato 17 gennaio, si è stretta attorno a Guido De Angelis e a quella che per quarant’anni è stata la sua creatura: “Lazialità”, la rivista che ha accompagnato e narrato quattro decenni di Lazio, tra stagioni difficili e trionfi indimenticabili, tra sofferenze, sogni infranti e obiettivi finalmente raggiunti.
Nella splendida cornice dell’ex convento dei Frati Carmelitani, oggi Casa delle Culture e della Musica, sabato 17 gennaio c’era tanta gente. Una sala gremita, partecipe, capace di restare in religioso silenzio ad ascoltare le parole di Guido De Angelis e ad ammirare la mostra allestita con grande cura da Agostino Lattuille. Un percorso fatto di cimeli preziosi, maglie storiche, numeri iconici indossati da campioni che hanno scritto pagine indelebili della storia biancoceleste. In platea, tra gli altri, Tonj Malco, autore di un inno che ha fatto la storia, di pari passo con la rivista.
Guido De Angelis ha ripercorso quarant’anni di”Lazialità”: il lungo viaggio iniziale, la svolta tabloid, il periodo di Materazzi, ma soprattutto gli anni di Dino Zoff. Memorabile l’aneddoto del grande portiere e campione del mondo, prima allenatore e poi presidente della Lazio per volontà di Sergio Cragnotti, quando quest’ultimo lo convocò nel suo ufficio indicando il futuro: “Questa deve diventare la rivista ufficiale della Lazio”. Tanti i personaggi evocati, tra cui Siniša Mihajlović. Il racconto si fa ancora più intenso quando Guido ha ricordato le dirette radiofoniche con Sinisa mentre fuggiva dalla guerra: la voce ferma, l’amore per la Lazio, la forza di parlare nonostante tutto. Un momento di grande umanità che ha toccato profondamente il pubblico. Apice emotivo con l’era Cragnotti: i trofei, il gol di Veron nel derby, il derby raccontato da tutte le radiocronache di Guido De Angelis, le voci sovrapposte a creare un tutt’uno con la mostra e con le copertine più iconiche di “Lazialità”. Poi il passaggio a Paolo Di Canio, i primi anni di Lotito, il derby e quel secondo gol sotto la Curva Sud. Spazio anche a un ricordo commosso e toccante di Gabriele Sandri. Una serata resa possibile grazie al presidente del Circolo Velletri Biancazzurra, Matteo De Cesaris, al consigliere Gabriele Spolettini e al vicepresidente Francesco Mariani, impreziosita dalla presenza dello scrittore Aurelio Picca, presenza forte e simbolica a coronamento di un evento autentico. Velletri ha regalato al suo popolo una serata meravigliosa: un momento vero, profondo, dedicato ai laziali veri e ai quarant’anni di una rivista che non è stata solo carta stampata, ma memoria, identità e passione condivisa.