Infondatezza della domanda risarcitoria per assenza di colpa grave. È questa la conclusione a cui è giunta la Seconda sezione giurisdizionale centrale d’Appello della Corte dei Conti, che ha assolto in via definitiva l’ex sindaco di Pomezia Angelo Capriotti - in carica alla fine degli anni ‘90 - e gli ex assessori che componevano la sua Giunta, ossia Antonello Carotenuto, Lanfranco Maria Patrucco, Maurizio Pica, Stefano Nannerini e Anna Maria Pitzolu. Costoro, in primo grado, nel 2011, erano stati condannati al pagamento, in favore del Comune di Pomezia, della somma di euro 1.857,14 ciascuno - ossia per un totale di 11.142,84 euro -, nonché al pagamento degli interessi legali, con decorrenza dalla data di deposito della sentenza fino all’effettivo soddisfacimento delle ragioni del creditore, “per avere deliberato - scrissero i giudici - il conferimento di un incarico di consulenza al di fuori delle condizioni di legge con pagamento del relativo compenso”.

La vicenda risale al 1998: all’epoca, il Comune aveva carenza di dipendenti in termini di dirigenti e, siccome occorreva trovare una professionalità che gestisse il personale, nell’attesa dell’espletamento di un concorso - bandito dalla medesima amministrazione - per un dirigente dell’area Amministrativa. Così, la Giunta decise di affidarsi a una consulenza esterna, visto che colui che aveva le mansioni da dirigente, all’epoca, per soli tre mesi, non avrebbe avuto le competenze per il settore oggetto di incarico esterno. La scelta dell’ex sindaco Capriotti e della sua Giunta finì sui banchi della Corte dei Conti e, nel 2002, la Sezione giurisdizionale del Lazio assolse i convenuti. L

a Procura generale promosse ricorso poiché vi era una errata composizione del collegio giudicante (quattro membri anziché tre) e la Sezione d’Appello - nel 2005 - rinviò la causa in primo grado, con diversi magistrati a esprimersi. Questi ultimi, nel 2001, si espressero diversamente dai precedenti e, in parziale accoglimento delle richieste della Procura, condannarono i sei convenuti. Ovviamente, Capriotti e gli ex assessori fecero ricorso e, quest’anno, la Sezione d’Appello, non accogliendo le deduzioni della Procura, che chiedeva la conferma della condanna, ha assolto gli amministratori pubblici.

“Al conferimento dell’incarico - hanno spiegato i giudici - può avere contribuito anche il convincimento di risolvere efficacemente e in tempi brevi le problematiche rimesse allo studio del professionista, senza attendere la nomina del nuovo dirigente, a seguito del concorso già bandito. La sussistenza della colpa grave in capo agli odierni appellanti, quindi, non appare comprovata alla stregua delle emergenze processuali”.