La Regione recepisce la legge nazionale sull’ “Art bonus” e tra gli edifici di sua proprietà meritevoli di una “priorità” ne sceglie tre nel territorio di Fondi. Proprio così recita una delibera dello scorso 15 novembre firmata dalla giunta Zingaretti. Una lista di edifici di proprietà regionale «di particolare pregio e interesse - scrive l’esecutivo regionale - sui quali attivare un percorso di raccolta fondi, che permetta di affiancare gli stanziamenti disposti dall'Ente pubblico con contributi da parte di soggetti privati, pubblici, imprese nazionali o estere, fondazioni, istituti di credito».

Il meccanismo è quello dell’Art Bonus, un credito d’imposta del 65% da riconoscere ai finanziatori di restauri, conservazione e promozione. Nel programma strategico è prevista una campagna istituzionale che la Pisana finanzia con circa 70 mila euro per la realizzazione di tutta la comunicazione, che dovrebbe aiutare a “promuovere” i beni affinché qualche mecenate decida di donare. Ebbene, tra il palazzo Calabresi di Viterbo e il Santa Maria della Pietà di Roma, spuntano per la provincia di Latina il Monastero di San Magno, il Complesso di San Domenico, Villa Cantarano e Palazzo Caetani.

I gioielli di famiglia del Comune della Piana compariranno, dunque, presto, in una campagna di comunicazione istituzionale, con le loro schede personali, il calcolo finanziario degli interventi necessari, le caratteristiche storiche, artistiche e territoriali. La scelta è stata dettata da una «ricognizione tecnica e funzionale dei beni patrimoniali di proprietà regionale - scrive la giunta - individuando gli immobili che per natura, consistenza, stato di conservazione e condizioni d’uso rivestono carattere di priorità». La Regione effettivamente i “gioielli” meglio conservati, già aperti al pubblico e funzionanti, li custodisce in gran parte proprio a Fondi, ceduti a canone agevolato all’ente parco dei Monti Ausoni.

A Terracina c’è invece l’ex ospedale civile, già convento di San Francesco, nell’antica acropoli. Ma si tratta di un edificio che cade a pezzi, abbandonato da anni, il cui restauro costerebbe milioni di euro.