Non è chiaro che fine faranno Simona, Ingrid, Pupetta e tutti gli altri cavalli a cui il Comune di Itri ha anche dovuto dare un nome. Dopo un sequestro eseguito nei mesi scorsi dal Corpo forestale dello Stato gli equini sono rimasti, è proprio il caso di dirlo, sul groppone dell’ente. Le casse municipali hanno già speso abbastanza ed è arrivato il momento di chiudere i rubinetti. L’ente cerca qualcuno che voglia acquistare i 23 esemplari, tutti censiti e microchippati dopo il sequestro, e in buono stato di salute. Per questo gli uffici hanno pubblicato un avviso pubblico di manifestazione di interesse per l’acquisto dei cavalli. Chi vorrà potrà farsi avanti rispondendo all’istanza dell’ente entro il 16 febbraio.
Ma la storia della mandria di cavalli che oggi finisce sul mercato parte da lontano. Negli ultimi mesi era stato il comitato “Sei aprile” a denunciare le scorribande degli equini sulle colline itrane, segnalando anche danni. Di concerto col Comune i forestali ne sequestrarono 36. Ma di questi, 13 risultarono microchippati e vennero restituiti al legittimo proprietario. Per tutti gli altri a cui non si è riusciti a capire di chi fossero, il tribunale di Cassino ha disposto la confisca e conseguente acquisizione al patrimonio del Comune. Da quel momento l’amministrazione del sindaco Antonio Fargiorgio (che avrebbe anche avuto la facoltà di abbattere le bestie) ha deciso di “appoggiarle” in un’azienda faunistica. Stando ai calcoli degli uffici, sono stati spesi circa 15mila euro per il loro mantenimento e le cure necessarie. Si era pensato di affidare i cavalli a una struttura con finalità sociali o di ippoterapia. Ma, cresciuti allo stato brado, a quanto pare gli equini non sarebbero stati adatti ad avere questa seconda vita. Il Comune di Itri adesso cerca acquirenti.