Ceci, Pernarella, Sanguigni, Di Pinto, Guglietti, Giannetti. Suonano famigliari al primo colpo, i cognomi ritrovati dalla sezione Anpi di Terracina all'interno dell'archivio dei Partigiani d'Italia. Donne e uomini le cui identità d'improvviso sono emerse alla luce grazie all'opera di digitalizzazione avviata dal Mibact. Sono tanti i terracinesi, ma anche i cittadini del resto della provincia, che hanno partecipato alla Resistenza combattendo contro l'occupazione nazista. In gran parte lo hanno fatto nel Lazio ma non mancano casi di terracinesi in Liguria e Piemonte. Per ora i concittadini trovati dall'Anpi sono una ventina, ma non è detto che siano tutti. Il lavoro di ricerca è appena iniziato. Di fatto, l'associazione ha approfittato di questa grande opera di digitalizzazione per intensificare l'attività di ricerca che si è ripromessa di portare avanti sin dal primo giorno di attività. Si contribuisce, così, a ri-costruire la storia della città e dei suoi abitanti.

Dai dati pubblici disponibili, si evince che si trattò di uomini e donne di ogni età, in buona parte poco più che ventenni. «Anche la nostra città ha dato un contributo attivo alla liberazione del nostro paese dalla dittatura fascista e dall'occupazione nazista» scrive l'Anpi oggi giudata da Marco Faiola «Sono più di 20 i Partigiani e le Partigiane di Terracina e San Felice Circeo, decine quelli della nostra provincia. Grazie all'archivio digitale "I partigiani d'Italia" messo a disposizione dal Ministero per i beni culturali e consultabile al sito internet www.partigianiditalia.beniculturali.it, abbiamo finalmente scoperto che i Partigiani terracinesi sono stati in realtà molti di più. L'archivio contiene migliaia di documenti digitalizzati dello schedario delle Commissioni per il riconoscimento degli uomini e delle donne della Resistenza; Commissioni che hanno certificato l'appartenenza alle varie realtà della Resistenza in Italia».

L'Anpi vuole chiedere all'amministrazione comunale di lavorare insieme «per stabilire quali siano le modalità migliori per celebrare i nostri eroi, con cerimonie, intitolazioni e monumenti. Dobbiamo a loro la nostra libertà ed è opportuno che la città intera li festeggi nel migliore dei modi» spiega ancora Faiola. La missione è far conoscere le vite e le storie di queste persone, magari anche con la collaborazione della cittadinanza. «Siamo aperti a chi volesse collaborare, a chi ritrova parenti e abbia testimonianze da mostrarci e condividere, ai ragazzi e ragazze che hanno voglia di coltivare ed esprimere le proprie idee di libertà. Costruiamo insieme una città moderna che si basi sui valori che ci hanno donato i nostri Partigiani e le nostre Partigiane».

I NOMI

Enzo De Angelis detto Cobra, classe 1923
Enrico Faraldi detto Ricco, classe 1921
Giuseppe Scinigarelli detto Terzo, classe 1923
Giuseppe Secondari detto Nevi, classe 1924
Giuseppe Di Pinto, classe 1920
Teresa Fontana,  classe 1858
Marcello Gatto, classe 1923
Antonio Leccesi,  classe 1927
Adele Di Mario,  classe 1865
Emilio Battista,  classe 1903
Genesio Ceci,  classe 1924
Gino Ercolani,  classe 1924
Rinaldo Grossi,  classe 1915
Carlo Marras,  classe 1911
Antonio Pernarella,  classe 1900
Domenico Giannetti,  classe 1903
Antonio Guglietti,  classe 1926
Livio Cappelli,  classe 1923
Luigi Longarini,  classe 1909
Umberto Parisella,  classe 1898
Gaetano Di Pinto detto Topolino, classe 1929
Benedetto Formone, classe 1915
Nazzarena Pontesilli, classe 1903
Vittore Gradassi, classe 1885
Silvano Zarra detto Vittorio Mozzo, classe 1926
Argia Scocchi, classe 1908
Gregorio Sanguigni detto Mastriglia, classe 1914
Enrico D'Elia detto Tenente Elia, classe 1917