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Sanità privata accreditata, l’allarme dell’Uap: «Tariffe inadeguate e regole disomogenee»

Da Roma il confronto tra operatori e associazioni: nomenclatore tariffario, farmacia dei servizi e rete dei laboratori al centro delle criticità del sistema sanitario

Sanità privata accreditata, l’allarme dell’Uap: «Tariffe inadeguate e regole disomogenee»

L’Unione nazionale ambulatori e poliambulatori ha riunito a Roma operatori del settore, associazioni e le principali sigle della sanità privata accreditata, per accendere i riflettori su quelle che ha definito criticità strutturali del sistema sanitario. Tre i nodi fondamentali: il nomenclatore tariffario, la farmacia dei servizi e il riordino della rete dei laboratori.

A motivare le preoccupazioni in proposito la presidente dell’Uap Mariastella Giorlandino, che in merito al nomenclatore, che stabilisce quanto il Servizio sanitario nazionale paga per ogni prestazione, ha sottolineato: «Oggi molte tariffe non coprono i costi reali, e ciò danneggia sia la sanità pubblica sia quella privata accreditata, soprattutto nelle Regioni in piano di rientro. Le cure – ha spiegato – vengono pagate meno di quanto costano e, senza fondi, la sanità privata accreditata chiude e, il più delle volte, viene svenduta alle multinazionali». La presidente dell’Uap ha, ricordato, dunque, come il problema sia stato certificato da più sentenze del Tar, che le hanno giudicato illegittime. «Continuare a ignorare questo dato – ha detto – significa ridurre le prestazioni disponibili e allungare le liste di attesa, indebolendo il servizio sanitario». Sul secondo punto, la cosiddetta farmacia dei servizi, che vede queste attività come presidi sanitari territoriali integrati nel Servizio sanitario nazionale per l’erogazione di alcune prestazioni, la presidente Giorlandino ha parlato di asimmetria di regole tra queste attività e le strutture del sistema sanitario pubblico e privato accreditato.

«Esami diagnostici simili vengono oggi erogati con controlli, requisiti e responsabilità differenti, perché introdotti in deroga ai requisiti di qualità e sicurezza previsti per le strutture sanitarie autorizzate – ha aggiunto – che devono adempiere a 420 requisiti per avere l'autorizzazione regionale. Perché sono stati fatti percorsi paralleli per eseguire gli stessi esami? Prestazioni uguali con regole diverse – ha rimarcato – non aumentano l’accesso alle cure ma diminuiscono le garanzie per i cittadini». Sul riordino della rete laboratoristica, infine, Giorlandino a commentato: «L’introduzione di soglie minime elevate, come il requisito delle 200.000 prestazioni annue, rischia di penalizzare i laboratori di prossimità senza chiarire come riorganizzare i centri minori. Le analisi di laboratorio rappresentano l’esigenza sanitaria più frequente per i cittadini e sono il primo presidio di medicina territoriale. Indebolire i laboratori – ha concluso – significa allontanare la sanità dalle persone». Tra i relatori del fitto parterre della conferenza anche Ezio Polizzi della Federazione nazionale di sanità privata (Fenaspat) di ConfimpreseItalia, che ha posto l’accento sul ruolo storico della sanità privata accreditata nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. «Il sistema sanitario pubblico – ha detto – fin dalla sua istituzione nel 1978, si fonda sulla collaborazione tra soggetti di diritto pubblico e soggetti di diritto privato, che però erogano un servizio che è a tutti gli effetti pubblico. La confusione nasce proprio da qui, dal fatto che si continua a parlare di privati come se fossero portatori esclusivamente di interessi privati. Il servizio che eroghiamo nei territori in maniera capillare è invece un servizio pubblico a tutti gli effetti, che risponde ai Livelli essenziali di assistenza». A richiamare l’attenzione sulla necessità di superare il conflitto tra sanità pubblica e privata, definendolo «inutile e dannoso», anche il presidente dell’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi), Foad Aodi. «La sanità privata accreditata va valorizzata, non contrapposta al pubblico – ha sottolineato – Solo così si tutelano il diritto alla salute e il diritto al lavoro dei professionisti. La sanità italiana va difesa e serve sicurezza – ha aggiunto – Per cui la diagnosi e la cura spettano al medico. Non è possibile non rispettare questi requisiti». Sulla stessa linea anche il presidente della sezione Sanità di Unindustria, Luca Marino: «Senza il nostro contributo quotidiano sarebbe impossibile garantire tempi di risposta adeguati e continuità assistenziale – ha chiosato – I cittadini riconoscono il valore dei nostri servizi in termini di competenza, accuratezza e velocità, ma per continuare a svolgere efficacemente questo ruolo – ha concluso Marino – servono regole certe, tariffe adeguate e condizioni di operatività omogenee su tutto il territorio nazionale».

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