Per utilizzare un paragone calcistico, una facciata sembra la squadra vincitrice della Champions League, l'altra quella dell'ultima in classifica del campionato di Terza Categoria. Stiamo parlando dell'imponente edificio dell'ex Divina Provvidenza - costruito a fine Ottocento da Fra' Giovanni Battista Orsenigo per divenire l'ospedale dedicato alla Madonna del Buon Consiglio -, che oggi appare in un duplice stato: la Città Metropolitana di Roma Capitale, in virtù della presenza di un istituto superiore, ha infatti ristrutturato la facciata dell'edificio di proprietà comunale che volge verso via Orsenigo - unitamente al cortile interno, al colonnato e a parte della facciata lato mare -; mentre quella che costeggia via San Benedetto Menni è rimasta in uno stato precario, per non parlare di quella lato via Olmata, piuttosto decadente.
Inizialmente, quando i ponteggi hanno iniziato a essere allestiti lungo l'ala più nuova dell'ex ospedale, si erano accese le speranze di tutti: l'edificio - che versava totalmente in uno stato poco decoroso, quantomeno nelle facciate - stava per vivere - presumibilmente - una nuova epoca di splendore.
In effetti, guardando le parti oggetto di restyling, il risultato è davvero ottimo: fregi ben visibili, finestre incastonate in particolari cornici e portoni privi delle scritte. Da qualche giorno, però, la ditta incaricata dalla ex Provincia di Roma ha smobilitato il cantiere, senza effettuare i lavori sull'ala più vecchia dell'edificio comunale, cioè quella dove si trovano la Chiesa parrocchiale di Santa Barbara, il centro sociale per anziani "Franco Romani", la banda "Angelo Castellani" e al cui piano più alto sono ospitate delle aule inutilizzate della medesima scuola superiore che occupa tutta l'ala di via Orsenigo. Il risultato, quindi, è quello che si può vedere chiaramente transitando in via Gramsci, a ridosso del palazzo: una parte, ristrutturata in ogni punto, che dà importanza a uno dei palazzi più belli della città; un'altra, con intonaci decadenti, scritte sui muri e persiane assenti, che incute profonda malinconia.
Forse sarebbe stato opportuno che, al momento della decisione di avviare dei lavori per l'ala di via Orsenigo, ci si fosse seduti a un tavolo per provare a capire come fare per ristrutturare l'intero palazzo, anziché dare vita a un'ala di serie A e a una di serie B.