La cultura come capitale nel senso più alto del termine, svincolata dagli avvicendamenti amministrativi, dai capitoli del bilancio comunale, non più un assessorato tra tanti, e non di rado il meno finanziato. Questa la sfida lanciata dalla Fondazione "Città di Terracina", che ieri mattina ha ufficialmente acceso i motori e prova a prendere il largo. Obiettivo, espresso a più voci nella presentazione della campagna di adesione dei soci. Presenti i soci fondatori, il Comune e la Banca popolare del Lazio, e il presidente Agostino Attanasio, che ha illustrato il Consiglio d'amministrazione e il comitato scientifico, che sarà guidato da Paolo Cerilli e vede personalità di spicco, tra cui il generale dei carabinieri Ugo Zottin.

La grande sfida è quella di far fronte alle emergenze storiche di una città d'arte con uno sconfinato patrimonio monumentale che, senza cura, finisce in malora. Palazzi, castelli, chiese, edifici, il borgo antico, una tradizione popolare da preservare. Il presidente Agostino Attanasio, ex direttore dell'archivio di Stato, si è mostrato assai consapevole, come anche Nicola Procaccini, a cui è andata la tessera di socio numero uno. «È il soggetto istituzionale dotato dell'agilità necessaria a gestire un patrimonio culturale che il Comune, preso da altre incombenze, non può gestire», ha detto il sindaco. Per la banca, l'avvocato Carlo Palliccia. «E' per noi importante essere nella Fondazione, la Bpl nasce anche a Terracina, si sente figlia di questo territorio». Affidato invece all'ingegnere Gabriele Panizzi, figura di riferimento sul fronte politico, culturale e amministrativo della città, un excursus sulla lunga gestazione della Fondazione. Suo un avvertimento su tutti: «La Fondazione funzionerà se non sarà verticistica, i cittadini dovranno comprendere che è con la loro partecipazione che si farà l'interesse collettivo. Ma non nei confini della terracinesità, la cultura ha bisogno di spaziare in un ambito addirittura mondiale». No al folklore fine a se stesso, insomma.

Ora indispensabile sarà una massiccia campagna di reclutamento soci. Qualcosa di molto simile a un'agguerrita campagna elettorale, casa per casa, cittadino per cittadino, e stavolta non per creare il consenso necessario a un amministrazione di cinque anni, ma il cemento per un patrimonio millenario. Per farlo, in preparazione un filmato con frammenti video inediti della città degli anni Venti. Ma anche la gestione dell'archivio storico e della biblioteca storica», della terrazza Braschi. «Abbiamo chiesto al Comune anche l'ex chiesa di San Domenico e il Castello Frangipane». Ora tocca ai cittadini, farsi mecenati dal basso.