Le pareti nord-ovest dell'acquedotto romano della "Fontana di Mezzomonte", a San Felice Circeo, stavano venendo giù. Per questo motivo nei giorni scorsi sono state abbattute, con autorizzazione dei carabinieri forestali, tre querce. Un primo intervento, come spiega il delegato ai Beni archeologici Angelo Guattari, verso la riqualificazione e la valorizzazione del sito.
«Va dato il merito a chi mi ha preceduto nel ruolo durante la precedente amministrazione - afferma - di aver ripescato dal dimenticatoio l'acquedotto romano ripulendolo e mettendolo in sicurezza con una recinzione. Oltre all'eliminazione del pericolo incombente degli alberi, c'è bisogno ancora d'altro per immettere il sito a pieno titolo nel novero dei percorsi dedicati al turismo culturale, a mio parere destinato a diventare una fetta importante dell'economia del Paese e dell'intero comprensorio. Un progetto che spero di condividere con tutti gli altri Enti e istituzioni interessate. Servono interventi di recupero e messa in sicurezza anche per il cunicolo di captazione dell'acqua sorgiva scavato dai romani penetrando la montagna, che va ispezionato e studiato per stabilirne la consistenza e valutarne le condizioni attuali per l'eventuale fruizione da parte dei visitatori».
Interventi, questi, per i quali il Comune potrà contare sulla collaborazione dell'associazione "Asso", alla quale - fa sapere sempre Guattari - verrà chiesto di effettuare una ricognizione in sinergia con la Soprintendenza.
«Nel mio piano strategico dedicato al turismo culturale pienamente condiviso dall'amministrazione Schiboni, l'importanza del sito archeologico "Fontana di Mezzomonte" non sta solamente nel fatto di essere testimone di se stesso, ma ancor più nel significato che assume la sua esistenza in quel contesto, a testimoniare - afferma il delegato - la fervente attività umana che esisteva in questo versante del promontorio del Circeo ancor prima degli splendori di Villa Domiziano, dato che solo una intensa e cospicua attività umana poteva giustificare la costruzione di tale imponente opera».
La parola d'ordine è insomma "valorizzazione", anche nell'ottica di una destagionalizzazione del turismo.