Una riapertura fatta di piccoli passi, con sicurezza e senza fughe in avanti. La Regione sta lavorando al progetto "LazioSicuro", un tavolo coordinato dal vice presidente Daniele Leodori, in collaborazione con l'ospedale Lazzaro Spallanzani di Roma. Una serie di prescrizioni, alcune valide sempre e per tutti, altre suscettibili di modifiche e legate a specifici settori, per permettere ai cittadini della Regione di tornare a una parvenza di vita normale tenendo sempre sotto controllo il contagio da Coronavirus.
Non c'è dubbio che la cosiddetta "fase 2" sia quella più delicata, dove basterebbe un minimo errore a far saltare tutto. In Regione contano sul buonsenso dei cittadini, quello mostrato in questi mesi di lockdown.
Distanziamento sociale, no ai contingentamenti, igiene curata: sono i principi su cui muove tutto il pacchetto di misure a cui stanno lavorando il vicepresidente Leodori e i tecnici individuati dalla Regione per arrivare a varare le regole di LazioSicuro. Il piano, con ha messo su una task force di esperti tra medici dello Spallanzani e rappresentanti dell'Inail, prevede che tra i primi a rimettersi in moto siano fabbriche e imprese edili. Seguendo le precauzioni: distanziamento e mascherine. Il focus sulla sicurezza va avanti seguendo la suddivisione delle diverse attività in macro aree. I tavoli di confronto con le varie categorie sono tuttora in corso. Ci sono settori in cui sarà più semplice prendere decisoni, come alcune fabbriche o per uffici che gestiscono servizi. Molto più complesso il discorso relativo a centri benessere, palestre, bar, ristoranti, parrucchieri. La Regione sta provando a buttar giù regole il più possibile adatte alle varie situazioni. Ma non sarà semplice. E tutto andrà poi fatto confluire con le scelte che prenderà il Governo.
Intanto l'ordine del medici ha inviato una lettera alla Regione Lazio in cui chiede alcune misure obbligatorie per la "fase 2". Il presidente Antonio Magi, oltre a mascherine, distanziamento sociale e smartworking, suggerisce i salta coda nei centri commerciali e outlet, il tracciamento epidemiologico attraverso tamponi, il rafforzamento della capacità regionale di sorveglianza epidemiologica, medici Covid-19 territoriali, specificamente formati e a ciò dedicati. In sostanza il potenziamento della sanità territoriale.