L'unico a non aver mai lasciato la stazione di Latina è Pino, il clochard che girovaga per l'atrio con la sua "casa" al seguito, un carrello stipato di coperte. Se non fosse per la sua presenza plastica lo scalo ferroviario della seconda città del Lazio sarebbe un elemento liquido in mezzo al nulla del caldo aprile che è ormai finito.

L'immagine nitida della quarantena, per chi ancora la stesse cercando, è esattamente collocata alla stazione di Latina: il tabellone segna un treno ogni ora e la destinazione più lontana è Napoli Centrale, luogo di provenienza di molti lavoratori tra quelli rimasti nelle aziende pubbliche e in quelle private. I due sportelli sono chiusi per motivi di sicurezza, le informazioni le fornisce il display, il capostazione è chiuso nella sala consolle e questo luogo già distante dal mondo normale non è mai apparso così alienato da qualunque forma di vita che scorra. Il bar è sigillato ma a dare sconforto sono i distributori automatici di libri che erano stati installati nell'atrio quando c'è stato l'unico e ultimo tentativo di dare allo scalo di Latina un volto umano.

La pandemia ha distrutto ciò che restava della rinascita di questo spazio, intravista con l'apertura del nuovo parcheggio regionale sul lato Sermoneta e con i lavori di adeguamento agli standard di sicurezza terminati appena un anno fa. In fondo la stazione di Latina si stava avvicinando ad una sua normalità che ora, con la quarantena, è evaporata quasi. Tra le erbacce che surclassano le pochissime auto parcheggiate e i bus urbani perennemente vuoti la sensazione è quella di aggirarsi nella periferia di una città uscita dalla catastrofe nucleare. L'anniversario, recente, del disastro di Chernobyl accentua la suggestione. Un solo autobus nel piazzale, quello urbano, completamente vuoto è l'unità di misura di cosa manca a questa curiosa primavera.

La stazione di Latina «movimenta» circa diecimila persone ogni giorno tra studenti, lavoratori pendolari e un traffico di passaggio verso altre stazioni, in primis Roma Termini che è il primo punto di accesso agli Eurostar. Siccome la rete ferroviaria ha tagliato i grandi collegamenti che, si spera, verranno riavviati solo nelle prossime settimane e siccome il 90% dei lavoratori e il 100% degli studenti sono chiusi in casa il risultato è che sta ricrescendo l'erba tra le mattonelle della stazione, la prova evidente che l'assetto urbano arretra e la campagna avanza. In compenso non ci sono controlli di nessun tipo. Sarebbero inutili in realtà. Nessuno, se non costretto, metterebbe piede su un treno, per di più al fine di andare a Roma dove è impossibile accedere a bus o metro. La complementarità della stazione di Latina ai servizi di trasporto di Roma adesso è incontestabile. Valga per il futuro, per quando tutto sarà finito.