Gli effetti indiretti dell'emergenza Covid cominciano a farsi sentire su molte aziende del settore lattiero caseario, «un mondo a parte e un po' dimenticato» come lo descrive una nota della Confederazione Italiana degli Agricoltori. 

«L'emergenza Coronavirus e gli sviluppi conseguenti stanno aggravando sempre più la già difficoltosa realtà dei produttori pontini di latte sia bovino che bufalino. - dice la nota dell'associazione che rappresenta larga parte delle aziende produttrici - Il nostro Paese e la nostra provincia hanno visto l'insorgere di gravi difficoltà causate dalla chiusura del canale Ho.Re.Ca. e di problematicità per le nostre eccellenze nei mercati esteri, visto il blocco delle frontiere, le difficoltà di logistica e i protocolli anti-contagio, senza contare il crollo del consumo di latte fresco e l'aumento delle importazioni. In tale situazione, difficile per tutta la filiera, registriamo una nuova stretta sul latte da parte delle aziende trasformatrici, che già dall'inizio di marzo facevano recapitare diverse lettere con le quali si chiedevano contenimenti nella produzione, (anche del 30%) oppure di tagliare i prezzi. È invece di questi giorni che molti allevatori bufalini e bovini da latte si sono visti, di nuovo, recapitare lettere dai trasformatori, dove si comunica a vario titolo una decurtazione media di circa 0,40 centesimi a litro del prezzo di latte di bufala alla stalla e 0,04 per quello bovino per spese di congelamento/stoccaggio».


La produzione di latte fresco nel Lazio conta un sistema di circa 1200 aziende agricole, di cui oltre 400 in provincia di Latina, per oltre 320mila tonnellate all'anno di produzione. Inoltre, vengono allevati circa 74 mila capi bufalini sui 400mila complessivamente allevati in tutta Italia; la sola provincia di Latina ne alleva circa 50mila, mentre Frosinone 20 mila e gli altri 4mila capi sono allevati nelle altre provincie laziali.